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Segreti millenari nella Valle dei Templi: lo scavo nel quartiere ellenistico romano riscrive la storia di Agrigento
Fino al 5 luglio, l'antico tessuto urbano agrigentino sarà il laboratorio a cielo aperto di decine di futuri archeologi. I dati emersi smontano l'ipotesi di una decadenza tardoantica, rivelando una fase altomedievale monumentale e dinamica
La storia della Valle dei Templi non si è fermata con il declino della civiltà classica, ma ha continuato a pulsare per secoli, trasformandosi e rigenerandosi fino alle soglie del Medioevo. È questo l'affascinante paradigma che sta emergendo dalla XI campagna di scavo nel Quartiere ellenistico romano di Agrigento, un progetto ad alto valore scientifico frutto della convenzione tra il Parco archeologico della Valle dei Templi e il campus di Ravenna dell’Università di Bologna.
Le attività sul campo, iniziate a metà giugno e destinate a concludersi il prossimo 5 luglio, si stanno concentrando quest'anno sul cosiddetto "isolato IV". Si tratta di un'area d'indagine strategica, coordinata sul piano scientifico dal professor Giuseppe Lepore per l'ateneo bolognese e dall'archeologa del Parco, la dottoressa Maria Serena Rizzo. Qui, le piccozze degli studenti universitari e degli specializzandi — guidati sul terreno dal dottor Michael Benfatti — stanno portando alla luce dettagli inediti su un insolito edificio monumentale, ricco di pitture e mosaici, che in epoca tardoantica fu riutilizzato e rifunzionalizzato come luogo di culto cristiano, attirando attorno a una sepoltura privilegiata rituali e deposizioni funebri.
«Il Parco indaga il quarto isolato dal 2013 e dal 2023 lo scavo prosegue in sinergia con l'Università di Bologna», spiega l’archeologa Maria Serena Rizzo. «Questo settore, mai toccato in precedenza, ci sta permettendo di recuperare tutte le fasi di vita dell'area. Ciò che emerge cancella il vecchio mito di un Medioevo inteso solo come epoca di decadenza o impoverimento per la Valle. Al contrario, scopriamo una storia lunghissima, caratterizzata da sviluppo e monumentalità, sebbene espressi con forme e visioni diverse rispetto al passato».
I segreti del sito vengono svelati grazie a un approccio multidisciplinare che unisce all'archeologia sul campo lo studio antropologico dei resti osteologici umani, le analisi faunistiche e le indagini carpologiche (sui macroresti vegetali), fondamentali per ricostruire l'alimentazione, l'ambiente e i dettagli della vita quotidiana delle antiche comunità. Ad affiancare le operazioni, un piano costante di pronto intervento conservativo supervisionato dalla restauratrice del Parco, la dottoressa Marilanda Rizzo Pinna. Inoltre, i giovani ricercatori estenderanno le proprie ricerche sull’edilizia residenziale e sulla pittura antica anche nel vicino e suggestivo contesto di Eraclea Minoa.
Soddisfazione condivisa anche dai vertici accademici. «I risultati fin qui sono straordinari», sottolinea il professor Giuseppe Lepore. «L'edificio in questione nasce in età ellenistica e vive senza soluzione di continuità fino all'età cristiana. Poter decodificare il nascere e lo svilupparsi del culto paleocristiano attraverso un contesto perfettamente conservato ci riserverà sicuramente nuove sorprese».
Il futuro del Quartiere ellenistico romano non è però legato solo alla ricerca pura, ma anche alla fruizione pubblica. Come confermato dal direttore del Parco archeologico, l'architetto Roberto Sciarratta, l'ente sta investendo massicciamente nella valorizzazione dell'area: «Oltre a sostenere le convenzioni con le università, stiamo realizzando un nuovo varco d'accesso e percorsi di visita inediti. L'obiettivo è permettere a cittadini e turisti di passeggiare nel cuore delle ultime scoperte, svelando una bellezza storica finora rimasta in gran parte nascosta».