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Potenza apre la strada al congedo mestruale a scuola: una scelta di civiltà che parla a tutta l’Italia
Due istituti del capoluogo lucano riconoscono fino a due giorni al mese di assenza giustificata per dolori mestruali, previa certificazione medica: un modello nato dagli studenti che potrebbe ridisegnare il rapporto tra scuola, salute e diritto allo studio
Da oggi, al Liceo “Quinto Orazio Flacco” e all’Istituto “Da Vinci–Nitti” di Potenza le studentesse che soffrono di dismenorrea o di disturbi legati al ciclo possono restare a casa fino a due giorni al mese, senza che quelle ore pesino sulla validità dell’anno scolastico. Una misura semplice, ma rivoluzionaria: chi ne ha diritto lo dimostra con una certificazione medica da presentare entro il 30 settembre di ogni anno scolastico. L’idea è nata dal basso — dagli studenti — ed è diventata, in pochi mesi, un atto amministrativo. In Basilicata, e non solo, potrebbe essere l’inizio di una nuova normalità.
Come funziona il “congedo didattico mestruale” a Potenza
Gli organi collegiali del Liceo “Quinto Orazio Flacco” e dell’Istituto “Da Vinci–Nitti” hanno approvato l’introduzione del cosiddetto congedo didattico mestruale. La misura consente alle studentesse di assentarsi fino a due giorni al mese per disturbi o dolori legati al ciclo, con assenze che non vengono conteggiate ai fini del monte ore minimo richiesto per la validità dell’anno.
Per accedervi è richiesta una certificazione medica da consegnare entro il 30 settembre di ogni anno scolastico; la documentazione consente alla scuola di applicare la norma in modo trasparente e uniforme.
La delibera è il punto di arrivo di un percorso partito dalla Consulta provinciale degli studenti di Potenza e sostenuto da un accordo operativo con i comitati studenteschi delle scuole superiori del capoluogo. Il presidente della Consulta, Italo Marsico, ha salutato il provvedimento come una “misura di civiltà”, segnalando la volontà di estendere l’esperienza anche ad altri istituti della provincia.
Un precedente che ha fatto scuola: il caso “Gropius”
Il terreno era stato preparato nei mesi scorsi dal Liceo artistico, musicale e coreutico “Walter Gropius” di Potenza, il primo in Basilicata ad approvare un regolamento con due assenze al mese non conteggiabili per le studentesse con mestruazioni particolarmente dolorose. Il Consiglio di Istituto ha approvato la misura il 3 luglio 2025, con entrata in vigore dall’anno scolastico 2025/2026, e presentazione delle domande entro il 30 settembre di ogni anno. Una scelta sostenuta dalla Consigliera provinciale di parità, Simona Bonito, e dal dirigente scolastico Paolo Malinconico.
In prospettiva nazionale, il Gropius non è stato il primo istituto a muoversi: già nel 2023 il Liceo artistico “Nervi-Severini” di Ravenna aveva introdotto un regolamento analogo, diventando la prima scuola in Italia a riconoscere formalmente il congedo mestruale scolastico.
Perché serve: numeri, salute e diritto allo studio
Dietro l’atto amministrativo c’è una realtà epidemiologica spesso taciuta. La dismenorrea interessa quote molto ampie della popolazione femminile in età scolare e può impattare in modo rilevante sulla frequenza e sulla concentrazione. Secondo fonti mediche e dati divulgativi, fino al 52% delle adolescenti può incorrere in assenza scolastica per dolori mestruali intensi. Dati e proiezioni sul fenomeno in Italia sono stati richiamati da diversi osservatori e ripresi da testate nazionali specializzate.
Una parte di queste assenze è legata a condizioni cliniche sottostimate: l’endometriosi — patologia infiammatoria cronica che può esordire anche in adolescenza — è associata a ritardi diagnostici medi di sei anni e, nelle giovani con dolore pelvico, può comportare interruzioni delle attività scolastiche fino a 19 giorni l’anno.
Un ulteriore tassello viene dalla letteratura internazionale: in ampi campioni di studentesse, tra il 20% e il 40% riferisce assenze o cali di rendimento durante il ciclo. In altre parole, non si parla di un fenomeno marginale ma di una questione di salute pubblica e di pari opportunità educative.
Italia: il vuoto normativo e i tentativi in Parlamento
A oggi, in Italia non esiste una normativa nazionale che disciplini il congedo mestruale né per le lavoratrici né per le studentesse; la tendenza è affidare ai regolamenti di istituto o alla contrattazione aziendale le eventuali tutele. Nel 2023–2024 l’Alleanza Verdi e Sinistra, con prima firmataria la deputata Elisabetta Piccolotti, ha depositato una proposta che prevedeva: per le studentesse con dismenorrea severa, fino a due giorni al mese di assenze giustificate, in deroga all’obbligo dei tre quarti di frequenza annua; per le lavoratrici, fino a due giorni al mese con indennità al 100% e non assimilazione alla malattia.
La proposta non è tuttora legge, ma ha contribuito a strutturare il dibattito e a definire standard che alcune scuole e aziende stanno già adottando in via autonoma.
Cosa succede all’estero
In Spagna, dal 1 giugno 2023 è in vigore la possibilità di bassa per mestruazioni incapacitanti secondarie, introdotta con la Ley Orgánica 1/2023: il sussidio è coperto dalla Sicurezza Sociale sin dal primo giorno, con requisiti medici stringenti. Si tratta del primo caso di riconoscimento esplicito nell’UE.
In Giappone, il cosiddetto seiri kyūka esiste dal 1947, sebbene l’utilizzo pratico sia storicamente più basso delle attese per ragioni culturali e organizzative; in Corea del Sud e Taiwan sono previste forme di tutela analoghe.
Il quadro non è omogeneo: tra i modelli che riconoscono un diritto generalizzato e quelli che subordinano il congedo a diagnosi specifiche, il bilanciamento tra tutela, sostenibilità e non discriminazione resta delicato. Per questo l’esperienza delle scuole di Potenza — circoscritta, tracciabile, fondata su criteri medici — può essere osservata come un pilota per valutare impatti reali su frequenza, rendimento e benessere.