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l'appello

Agrigento ferita dal silenzio della politica, Biondi: "La cultura è il nostro destino"

Lo scrittore chiama al voto libero e consapevole contro l'assenza di progetti reali: "Pretendiamo una felice speranza"

29 Maggio 2026, 19:55

20:01

beniamino biondi

Nel fragore della campagna elettorale, tra promesse, accuse incrociate e la gestione quotidiana delle emergenze, si alza una voce fuori dal coro a denunciare il vuoto pneumatico delle idee. A dieci giorni dal decisivo turno di ballottaggio che assegnerà la poltrona più alta di palazzo dei Giganti, lo scrittore e operatore culturale Beniamino Biondi lancia un accorato e pubblico appello ai due candidati sindaco, puntando il dito contro quella che definisce «un’assenza clamorosa, un silenzio spaventosamente grande: la cultura».

Secondo Biondi, il dibattito politico in corso soffre di una drammatica miopia concettuale, riducendo Agrigento a un mero insieme di servizi da gestire, piuttosto che a una comunità spirituale, civile e storica da guidare. «La cultura non è un ornamento, ma il destino di una città civile», incalza l'intellettuale agrigentino, avvertendo che senza una visione profonda il territorio rischia una progressiva perdita di anima, memoria e identità, fino a ridursi a una vera e propria «periferia mentale».

I sei interrogativi che interrogano la politica

Il monito dello scrittore non si limita a una critica astratta, ma si traduce in una serie di domande precise, dirette e ineludibili che interrogano direttamente i programmi dei due candidati per il futuro della città: Quale idea avete della cultura e quale rapporto immaginate tra scuola, università, teatri e amministrazione? Quale spazio volete dare alla produzione culturale contemporanea? Come intendete sostenere chi in questa città crea pensiero, arte, editoria, cinema e formazione? Che ruolo dovrà avere il patrimonio archeologico nella vita quotidiana dei cittadini e non solo nella retorica turistica? Come pensate di trasformare la cultura in una forza permanente di rigenerazione urbana e morale? Questi quesiti, secondo l'analisi di Biondi, rivelano con la loro assenza una concezione profondamente impoverita della politica stessa.

La cultura come infrastruttura pubblica

L'eredità di Capitale della cultura non può essere dissipata in eventi occasionali o cartelloni estivi privi di continuità. Per l'operatore culturale, Agrigento ha il dovere morale di trasformarsi in un «laboratorio culturale mediterraneo, una capitale del dialogo» aperta e democratica, che rifiuti l'isolamento intellettuale e valorizzi i talenti locali.

L'affondo finale di Beniamino Biondi assume i contorni di un manifesto programmatico per la cittadinanza stessa: «Ho sempre creduto e sostenuto che la cultura sia una infrastruttura pubblica tanto quanto le strade e l’acqua». Da qui l'invito collettivo a pretendere dai futuri amministratori un sussulto di dignità: ripensare Agrigento non come un semplice suolo burocratico da gestire, ma come una coscienza collettiva capace di generare pensiero, immaginazione, memoria e una felice speranza per le nuove generazioni.