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cambio della guardia

La Mendola lascia il Genio Civile di Agrigento: l'eredità tra digitalizzazione e grandi opere

Gli architetti del territorio salutano lo storico direttore: "È stato un punto di riferimento fondamentale per cittadini e amministrazioni locali"

01 Giugno 2026, 10:28

10:31

Rino La Mendola

Rino La Mendola

Un addio che sa di promozione nazionale, ma che lascia un vuoto pesante sul territorio. L’architetto Rino La Mendola lascia la guida del Genio Civile di Agrigento per assumere il prestigioso incarico di vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti. Un traguardo straordinario, arrivato dopo una kermesse elettorale che lo ha consacrato come il candidato più votato in assoluto a livello italiano.

Se Roma celebra il nuovo vertice, Agrigento traccia il bilancio di un’era che ha cambiato il volto della pubblica amministrazione locale. A farsi portavoce del coro di apprezzamenti sono proprio i colleghi architetti della provincia, che non hanno esitato a definire la direzione di La Mendola come un «valido punto di riferimento per le amministrazioni e per i cittadini».

I numeri e i fatti, del resto, parlano chiaro. Sotto la sua gestione, il Genio Civile ha vissuto una profonda rivoluzione digitale e burocratica: lo snellimento delle procedure ha introdotto il semplice deposito telematico per gli interventi a bassa rilevanza sismica, eliminando l'obbligo di autorizzazione preventiva e sollevando i liberi professionisti dall'obbligo di recarsi fisicamente negli uffici di Agrigento.

Ma l’impatto della sua governance si è misurato soprattutto sul fronte della sicurezza e della sussidiarietà. La Mendola ha firmato un imponente piano di pulizia dei corsi d’acqua provinciali che ha ridotto drasticamente il rischio di alluvioni ed esondazioni, tutelando la pubblica incolumità. Sotto la sua ala, l’ufficio ha teso la mano al Libero Consorzio Comunale per rimettere in sesto le dissestate strade provinciali e ha gestito le emergenze più complesse, come la ricostruzione lampo delle infrastrutture portuali e viarie delle isole di Lampedusa e Linosa, devastate dalla furia del ciclone Harry.

Tra i fiori all’occhiello della sua direzione spicca anche il recupero del patrimonio culturale, su tutti il restauro demaniale che ha permesso la storica riapertura del teatro Samonà di Sciacca, restituendo alla Sicilia una delle sue più importanti opere di architettura contemporanea.

«Il nostro auspicio – concludono i professionisti agrigentini – è che chi prenderà il suo posto possa proseguire lungo questo tracciato virtuoso, continuando a supportare i Comuni della provincia, costantemente in affanno non solo per la crisi economica, ma anche per la cronica carenza di personale tecnico nei propri uffici».