siglato protocollo
Lavoro e riscatto al carcere di Agrigento: patto Conflavoro per il futuro dei detenuti
Formatori qualificati insegneranno ai reclusi i mestieri dell'agricoltura e l'uso dei mezzi meccanici. La direttrice Anna Puci: "Se lo Stato offre un'alternativa, ha già vinto"
Trasformare il tempo della detenzione da una misura puramente punitiva a un’occasione reale di riscatto e dignità. Sotto questa spinta ideale e pragmatica è stato siglato, all'interno della casa circondariale "Di Lorenzo" di Agrigento, un protocollo d'intesa strategico tra il mondo produttivo e l'istituto penitenziario. A firmare l'accordo sono stati Giuseppe Pullara, vice presidente nazionale vicario e segretario regionale di Conflavoro Sicilia, e Anna Puci, direttrera della struttura carceraria della città dei templi.
L'obiettivo del progetto è ambizioso ma concreto: abbattere le barriere del post-detenzione attraverso politiche attive, offrendo ai ristretti percorsi di formazione specialistica e competenze reali, immediatamente spendibili in un mercato del lavoro che lamenta spesso la carenza di manodopera qualificata.
Dalla teoria alla terra: i mestieri del futuro
L'accordo non è destinato a rimanere una dichiarazione d'intenti cartacea, ma avvia da subito un piano operativo. I detenuti avranno la possibilità di frequentare corsi teorico-pratici incentrati sul settore agricolo e florovivaistico. Sotto la guida di formatori specializzati messi a disposizione da Conflavoro Sicilia, i partecipanti impareranno a coltivare i terreni, potare gli alberi, guidare i trattori e utilizzare in sicurezza i principali mezzi meccanici e le attrezzature professionali.
Un aspetto centrale del programma sarà l'educazione al rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e della legalità in generale, intesa come pilastro fondamentale per sostenere un cambiamento permanente dello stile di vita.
Una comunità che offre seconde possibilità
I formatori e i docenti dell'associazione datoriale lavoreranno in stretta sinergia con il tessuto imprenditoriale della provincia. Le aziende locali saranno infatti sensibilizzate a valutare l'inserimento lavorativo dei detenuti nei propri organici, beneficiando anche delle agevolazioni e degli incentivi previsti dalla legge per l'assunzione di lavoratori svantaggiati o ex detenuti.
“Una comunità si misura dalla capacità di offrire seconde possibilità” – ha dichiarato Giuseppe Pullara. “Con questo accordo trasmettiamo competenze e cultura del lavoro. Creiamo valore per la persona, per l’impresa e per la comunità, perché fiducia, formazione e lavoro sono gli strumenti più efficaci di inclusione”.
Un entusiasmo condiviso pienamente dalla direttrera Anna Puci, che ha sintetizzato la portata sociale e istituzionale dell'operazione con una formula incisiva: “Se lo Stato riesce a dare un’alternativa, ha già vinto”. L'intesa agrigentina si configura così come una buona pratica di responsabilità sociale d'impresa, dimostrando che la Sicilia può crescere senza lasciare indietro gli ultimi.