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il racconto

Sicurezza sì, ma soprattutto gioia: così Lampedusa aspetta il suo Leone

L’isola pronta ad accogliere un altro Papa tredici anni dopo Francesco

03 Luglio 2026, 03:57

04:00

Sicurezza sì, ma soprattutto gioia così Lampedusa aspetta il suo Leone

I tombini lungo le strade che saranno percorse da Papa Francesco sono stati sigillati con del catrame e una «X» rossa mentre alla Porta d’Europa gli artificieri di polizia e carabinieri e l’unità cinofila hanno ispezionato palmo a palmo l’area dove ci sono ancora i “fortini della Seconda Guerra Mondiale”.

Misure standard ma a Lampedusa più che l’ansia per la sicurezza c’è la gioia per la seconda visita di un Papa nel giro di tredici anni. Se non è un record poco ci manca anche perché si tratta degli ultimi due Papi: Francesco nel luglio del 2013 e Leone XIV domani mattina.

Quando un Pontefice arriva a Lampedusa è chiaramente un segnale di speranza e un faro acceso su uno dei drammi del nostro tempo: le migrazioni, i morti in mare, i profughi che fuggono dalla fame, dalle guerre, dalle torture e che, pur di riuscire ad approdare da quest’altra parte del Mediterraneo, non esitano a rischiare la loro vita. Perché si sa: salire su un barcone è come giocare alla roulette russa. E Lampedusa è, come sappiamo, il primo lembo di Europa proprio davanti l’Africa.

«Zattera era e zattera rimane – ha infatti rilevato il sindaco delle Pelagie, Filippo Mannino –. Fino a quando arriveranno persone che chiedono aiuto, devono essere salvate. E’ la “legge del mare” che forse a Bruxelles e a Parigi si fatica a comprendere semplicemente perché da loro il mare non c’è». I tempi dell’emergenza perenne però sono finiti grazie a una logistica più rapida, servizi sanitari potenziati e all’instancabile lavoro della Croce Rossa che ha reso l’hotspot non più una vergogna per l’Europa. I dati dell'Unhcr confermano: dall’inizio del 2026 fino a giugno, sono sbarcati in Italia 14.388 migranti, registrando un calo del 30% rispetto all'anno precedente. Di queste persone, ben il 56% tocca terra proprio qui a Lampedusa. Arrivano principalmente da Bangladesh (30%), Somalia (11%) e Sudan (10%) e uno su cinque – dramma nel dramma – è un minore non accompagnato. Ma secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), nei primi sei mesi di quest’anno sono già 1.400 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo.

Ecco perché è impossibile separare il significato profondo della visita di Leone XIV dal dramma delle migrazioni. Il Papa viene fin qui per abbracciare chi soffre. E un simbolo potente di questo abbraccio è il prezioso Crocifisso ligneo dorato del XVII secolo che ha lasciato la Cattedrale di San Gerlando ad Agrigento. Verrà collocato sull’altare allestito nel campo sportivo di Lampedusa, accanto alla Madonna di Porto Salvo, in vista della messa che Leone celebrerà domani mattina alle 10,30, circondato da 11 vescovi. Un significato simbolico, unendo in un unico abbraccio l’isola alla sua Diocesi di Agrigento. Del resto c’è molta attesa per l’omelia del Pontefice. Come ricorda l’arcivescovo di Palermo e presidente della commissione Cei sulle Migrazioni, monsignor Corrado Lorefice, vi è una «netta continuità tra questa visita e quella di Papa Francesco dell’8 luglio 2013». Quella volta la frase simbolo coniata da Bergoglio fu il monito contro la «globalizzazione dell’indifferenza». «La Chiesa – ha detto Lorefice – non può non essere presente lì dove c’è un uomo o una donna che cerca di attraversare un confine o un muro eretto dagli uomini. Il Santo Padre viene a Lampedusa per confermare la comunità cristiana nella parola del Vangelo, perché mettere al centro del nostro impegno il migrante, significa mettere realmente al centro il Vangelo».