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IL RONZIO DELL'ESTATE

Perché le zanzare pungono alcune persone più di altre: la scienza dietro il bersaglio perfetto (e il sangue dolce non c'entra)

Tra anidride carbonica, odori della pelle e segnali invisibili, ecco come questi insetti scelgono chi colpire e cosa possiamo fare davvero per difenderci

13 Luglio 2026, 15:28

Zanzare, perché pungono proprio noi? La scienza dietro il bersaglio perfetto

Non è solo una questione di “sangue dolce”: tra anidride carbonica, odori della pelle e segnali invisibili, ecco come le zanzare scelgono chi colpire e cosa possiamo fare davvero per difenderci

C'è un momento, nelle sere d'estate, in cui il corpo umano smette di essere soltanto un corpo e diventa un faro biologico. Respira, emette anidride carbonica, disperde calore, rilascia molecole odorose attraverso la pelle. Per noi è normale fisiologia; per una zanzara, è una mappa. E non sta volando a caso: quando ci individua, spesso ci ha già "letto" da lontano, non come un volto ma come una combinazione precisa di CO2, temperatura, umidità e odore cutaneo. Basta questo perché un insetto minuscolo trasformi una cena all'aperto in una caccia di precisione.

La prima cosa da chiarire è che a pungere sono solo le femmine. I maschi si nutrono di sostanze zuccherine vegetali; le femmine, in molte specie, ricorrono al pasto di sangue perché è la proteina che serve a far maturare le uova. Quella che viviamo come una puntura fastidiosa è, per l'insetto, un passaggio decisivo del ciclo riproduttivo.

Come ci trovano

Le zanzare non si affidano a un solo senso, ma a un sistema di segnali che si sommano. Il primo richiamo è la CO2 che espiriamo: secondo il NIH MedlinePlus Magazine alcune specie la percepiscono da oltre nove metri di distanza, una soglia coerente con quanto riportato comunemente dalla divulgazione scientifica. Intercettata questa scia, entrano in gioco calore corporeo, umidità della pelle e segnali visivi: alcuni studi indicano che, dopo l'attivazione da parte della CO2, le zanzare diventano più sensibili alle lunghezze d'onda associate ai colori della pelle umana, in particolare rosso e arancione. L'odore accende la ricerca, la vista la affina. Ecco perché sembrano comparire "all'improvviso" appena ci si siede in giardino: il processo di localizzazione, in realtà, è già partito prima che ce ne accorgiamo.

L'odore della pelle, il vero fattore chiave

Oggi la ricerca considera l'odore corporeo l'elemento centrale: non un "profumo" in senso comune, ma il mosaico di sostanze che la pelle rilascia in continuazione, derivate dal metabolismo e dai microrganismi che la abitano. È qui che si spiega, almeno in parte, il fenomeno dei cosiddetti "magneti per zanzare", persone punte molto più di altre nello stesso luogo e momento. Uno studio pubblicato nel 2022 su Cell ha collegato la maggiore attrattività per Aedes aegypti a livelli più alti di acidi carbossilici derivati dalla pelle, una firma chimica relativamente stabile nel tempo. Cade così il mito del "sangue dolce", che non ha alcuna base scientifica riconosciuta: più plausibile è che le zanzare reagiscano a una miscela di composti cutanei — acido lattico, acidi carbossilici, aldeidi — spesso modulata dalla flora microbica della pelle.

Chi viene punto di più, e perché

Le zanzare prediligono chi produce più CO2, ha una temperatura corporea più alta o emette particolari combinazioni odorose: capita in persone con corporatura maggiore o metabolismo più elevato, ma anche in situazioni fisiologiche specifiche. Tra i casi più studiati c'è la gravidanza, con un'attrattività superiore legata verosimilmente ad aumento della ventilazione e della temperatura corporea, anche se non tutti i meccanismi sono chiariti allo stesso modo. Più controverso è il capitolo gruppo sanguigno: le evidenze non permettono conclusioni solide, soprattutto a confronto con il peso ben più consistente dell'odore corporeo. Anche il consumo di birra è stato associato in diversi studi a un aumento dell'attrattività, per piccole variazioni di temperatura, respirazione e odore cutaneo dopo l'alcol — un effetto reale, ma non uniforme.

Cosa succede quando pungono

La zanzara femmina perfora la pelle e inietta saliva, che facilita il prelievo di sangue. Prurito e rigonfiamento non derivano dal "morso" ma dalla reazione del sistema immunitario a quella saliva: per questo alcune persone sviluppano solo un ponfo lieve, altre un'infiammazione più estesa. Nella grande maggioranza dei casi la puntura resta un fastidio innocuo. Il problema si pone quando l'insetto è infetto e appartiene a una specie capace di veicolare patogeni come West Nile, dengue, chikungunya, Zika o, in altri contesti, la malaria.

Un rischio che riguarda anche l'Europa

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie segnala un rischio crescente anche nel continente, con casi autoctoni in diverse aree del Mediterraneo per dengue, chikungunya e Zika, oltre alla sorveglianza costante sul West Nile. In Italia, Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità ricordano che il virus West Nile si trasmette soprattutto tramite zanzare del genere Culex, con un'incubazione tra 2 e 14 giorni, fino a 21 nei soggetti immunocompromessi. Non è un motivo di allarmismo, ma un argomento in più per non sottovalutare la prevenzione individuale.

Come difendersi

I CDC americani raccomandano repellenti registrati a base di DEET, picaridina, IR3535 o olio di eucalipto citrato: la protezione del DEET, secondo l'agenzia ambientale statunitense EPA, varia da 2 a 12 ore in base alla concentrazione. Alle sostanze chimiche si affiancano le barriere fisiche — abiti che coprano braccia e gambe, zanzariere, limitare la permanenza nelle ore di maggiore attività — e la cura degli spazi domestici: eliminare i ristagni d'acqua in sottovasi, secchi e tombini riduce i siti dove le zanzare depongono le uova, ed è forse la misura più semplice e più trascurata.

Dopo la puntura, nella maggior parte dei casi basta lavare la zona ed evitare di grattarsi. È invece necessario rivolgersi a un medico in presenza di difficoltà respiratorie, gonfiore del volto o della bocca, segni di infezione cutanea, oppure febbre alta e forte malessere dopo punture in aree o contesti a rischio epidemiologico.

La sensazione che le zanzare "ce l'abbiano con noi" non è suggestione: la variabilità individuale nell'attrattività esiste davvero, perché ogni corpo emette una combinazione unica di segnali biologici. Alcuni si possono correggere, altri no. Ma l'idea che le punture arrivino a caso è, semplicemente, sbagliata.