l'allarme
Incendi in Sicilia, la conta dei danni per le imprese: fino a 1,25 miliardi nel triennio. Conflavoro chiede un fondo d'emergenza
Il Centro Studi di Conflavoro misura la devastazione economica causata dalle fiamme nell'Isola tra agricoltura, turismo e trasporti. Il vicepresidente Giuseppe Pullara sollecita la creazione di automatismi di liquidità immediata e la linea dura contro i piromani
Una terra soffocata dal fumo e messa in ginocchio sul piano economico. L'ennesima ondata di roghi che nelle ultime ore sta devastando la Sicilia — colpendo duramente territori compresi tra l'Agrigentino, il Palermitano, il Nisseno, il Siracusano e il Modicano — riapre la ferita di un'emergenza non più tollerabile. A tracciare la mappa del disastro è il Centro Studi di Conflavoro Sicilia, che quantifica l'impatto economico del fuoco sul tessuto produttivo dell'Isola: tra 800 milioni e il miliardo e 250 milioni di euro di danni stimati nel solo triennio 2024-2026.
I numeri elaborati dall'associazione di categoria tengono conto dei dati ufficiali della Protezione Civile, incrociando i costi diretti della devastazione (dagli ettari inceneriti agli eventi estremi come il ciclone Harry del gennaio 2026) con quelli indiretti. Blackout prolungati, blocco delle condotte idriche, strade chiuse e stop improvviso alle attività produttive stanno strangolando aziende agricole, strutture ricettive, esercizi commerciali e imprese di autotrasporto.
«La Sicilia brucia e le imprese pagano il prezzo più alto. Non siamo più di fronte a una parentesi emergenziale, ma a una crisi strutturale», denuncia con forza Giuseppe Pullara, vicepresidente nazionale vicario e segretario regionale di Conflavoro Sicilia. Il fermo forzato di impianti industriali e il crollo dei flussi turistici stanno determinando una perdita di reddito a catena per centinaia di lavoratori e imprenditori, lasciati soli a fronteggiare una calamità che si ripresenta puntualissima ogni anno.
Di fronte a un quadro così drammatico, Conflavoro avanza proposte concrete: la prima è la creazione di un fondo di sostegno stabile e ad attivazione rapida (entro 72 ore) per garantire la liquidità immediata alle aziende colpite, colmando un vuoto normativo che oggi non prevede automatismi risarcitori per gli incendi. Si chiede inoltre una svolta tecnologica sul fronte della prevenzione — attraverso l'uso diffuso di droni, sensori termici e sistemi di allerta precoce in linea con gli standard europei — unitamente alla linea della fermezza: tolleranza zero e sanzioni celeri contro i piromani che continuano a bruciare il futuro dell'Isola.