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Aragona riabbraccia la sua memoria: nel centenario di 'Ciccio' Geraci, la festa della Mercede unisce cultura e identità
Lunedì 27 luglio la presentazione del libro “Olio alla lucerna” con magistrati, medici e istituzioni
La cultura e il senso di appartenenza continuano a fare da filo conduttore alla Festa della Madonna della Mercede 2026 ad Aragona. Dopo lo straordinario successo registrato giovedì 23 luglio per la presentazione dell'autobiografia di Papa Francesco “LIFE. La mia storia nella storia” — scritta con il vaticanista del TG5 Fabio Marchese Ragona e moderata dal giornalista Alan Scifo — il cartellone dei festeggiamenti si appresta a vivere un altro momento di profonda intensità civile e sociale.
Lunedì 27 luglio, infatti, la comunità aragonese si ritroverà per rendere omaggio alla memoria del dottor Francesco "Ciccio" Geraci nel centenario della sua nascita. L'occasione sarà la presentazione del volume “Olio alla lucerna”, opera di Pina Rizzo dedicata a una figura che ha segnato indelebilmente la storia della medicina locale e la vita democratica del paese.
L’evento, aperto dai saluti del sindaco Giuseppe Pendolino e dall’introduzione dell’arciprete don Angelo Chillura, vedrà un parterre di relatori di grandissimo spessore: dai magistrati Salvatore Cardinale e Alfonso Pinto al presidente dell'Ordine dei Medici di Agrigento Santo Pitruzzella, fino all'editore Antonio Liotta, ai medici Carmelo Vitello e Francesco Geraci, e al sindacalista Francesco Virone.
Il Comitato per i Festeggiamenti ha strutturato un programma che, fino al 2 agosto, affianca alla devozione religiosa momenti di dibattito, musica e aggregazione per residenti ed emigrati di ritorno. Ma quest'anno la ricorrenza ha un sapore del tutto particolare: dopo ventidue lunghi anni di attesa, la festa è tornata a battezzare la storica Chiesa della Madonna della Mercede, finalmente riaperta al culto lo scorso 14 giugno con la solenne celebrazione presieduta dall'Arcivescovo monsignor Alessandro Damiano. La rinnovata piazza Mercede torna così a essere il cuore pulsante del quartiere e il custode dell'identità aragonese, dimostrando come la memoria sia la leva più forte per mantenere viva la comunità.