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"Spostarsi ad Agrigento è un pericolo": lettera aperta al sindaco Michele Sodano

Inquinamento, assenza di segnaletica e stallo del bike sharing: la diagnosi di Alessandro Tedesco per cambiare rotta nel centro urbano.

25 Luglio 2026, 11:26

"Spostarsi ad Agrigento è un pericolo": lettera aperta al sindaco Michele Sodano

Il traffico urbano del capoluogo ha varcato la soglia di guardia, trasformandosi in una criticità complessa e difficile da gestire. A lanciare un accorato appello al primo cittadino è Alessandro Tedesco, mobility manager e giornalista, attraverso una lettera aperta che mette a nudo i limiti della viabilità cittadina e traccia la rotta per un cambio di passo urgente.

«Egregio Signor Sindaco, è innegabile che la questione del traffico urbano della città di Agrigento sia divenuta ormai insostenibile, raggiungendo paradossalmente un'entità di gravità superiore a quella di una metropoli», esordisce Tedesco nel suo messaggio rivolto all'amministrazione comunale. La diagnosi sulle arterie cittadine è severa: «Spostarsi in automobile dentro il perimetro urbano è divenuto un pericolo costante, il prodotto di un’assoluta mancanza di rispetto delle regole, di lacune nella prevenzione e di una precarietà diffusa nella manutenzione delle strade».

Una situazione che l'esperto segue da vicino ormai da diversi anni, battendosi «affinché la mobilità sostenibile non sia più un concetto astratto, ma il principio fondante dello sviluppo urbanistico del nostro territorio». Lo scenario odierno, tuttavia, restituisce l'immagine di un centro soffocato dal parco veicolare: «La fotografia attuale, purtroppo, è quella di una città letteralmente invasa dalle automobili; le strade di Agrigento si sono ridotte a stretti corridoi di lamiera, con livelli di inquinamento atmosferico e acustico costantemente al di sopra delle soglie minime».

Nel suo intervento, Tedesco rievoca anche i passaggi programmatici del recente passato, come l'esperienza maturata «nel 2016 all'interno del progetto "Girgenti", quando, tra le tante soluzioni di mobilità sostenibile, elaborammo il piano per il bike sharing elettrico». Un progetto nato «per riqualificare il traffico residenziale, ma che nel tempo è stata snaturata per un non meglio precisato utilizzo turistico». Tuttavia, per il mobility manager «oggi non è più tempo di guardare al passato. Serve un cambio di paradigma radicale».

Per uscire dall'empasse, la lettera propone un pacchetto di interventi immediati fondati su un «nuovo patto civico tra l'amministrazione e i cittadini». In primis, il rispetto delle regole attraverso una preventiva attività informativa: «L'amministrazione deve avviare una campagna trasparente, avvisando preventivamente i cittadini su come cambierà la gestione della viabilità e la prevenzione stradale. Il cittadino non deve sentirsi braccato, ma responsabilizzato».

Strettamente collegata è la visione sulla fase sanzionatoria: «La multa non può e non deve essere percepita come una tassa occultamente applicata per fare cassa. Le sanzioni devono scattare in modo inflessibile, sì, ma solo dopo una massiccia fase di informazione e prevenzione». Un passaggio chiave riguarda poi la sicurezza: «Dobbiamo restituire la precedenza assoluta alle persone. Una città in cui i bambini possono andare a scuola a piedi da soli è una città con meno traffico e meno rischi per tutti».

Fondamentale, infine, il vincolo di destinazione delle entrate contabili: «Le risorse economiche recuperate attraverso le sanzioni della Polizia Municipale devono essere esclusivamente e immediatamente reinvestite sul territorio. È impensabile, ad esempio, che le strade della città siano oggi quasi totalmente sprovviste di segnaletica orizzontale, un elemento non a costo zero ma indispensabile per la sicurezza».

In chiusura, la lettera richiama una celebre citazione storica tratta dal Costituto senese del 1309, ricordando come chi governa debba custodire massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini. Un richiamo al senso di responsabilità per intraprendere scelte coraggiose, anche se in prima istanza possono sembrare impopolari, indispensabili per consentire ad Agrigento di tornare a essere una città "a misura d'uomo" a partire proprio dalle «strade che abitiamo».