Solenni celebrazioni
Marcinelle, la CGIL di Agrigento a Charleroi: Buscemi chiede stop alle morti sul lavoro e allo spopolamento
La delegazione guidata dal segretario generale alla commemorazione dei minatori caduti. Il monito: "La sicurezza non è un costo ma un diritto"
Settant'anni dopo la notte scura che inghiottì 262 vite nelle viscere del Bois du Cazier, il ricordo di Marcinelle continua a bruciare e a interrogare le coscienze dell'Europa e della Sicilia. Nel giorno della solenne commemorazione della più grave tragedia dell'emigrazione italiana, una delegazione della CGIL di Agrigento, guidata dal Segretario Generale Alfonso Buscemi, è volata in Belgio per partecipare alle cerimonie ufficiali e portare la voce di un territorio che all'epopea del carbone ha pagato un prezzo altissimo di vite e sofferenza.
L'8 agosto 1956 in quel pozzo minerario persero la vita 136 lavoratori italiani, molti dei quali giunti proprio dalla provincia agrigentina e dalla Sicilia con la valigia di cartone. Erano le braccia umane che un patto di Stato aveva scambiato con il governo belga in cambio di forniture di tonnellate di combustibile.
«Essere qui a Marcinelle a settant’anni da quel tragico giorno non è un semplice esercizio di memoria storica, ma un preciso dovere morale, politico e sindacale», dichiara con forza dal luogo del disastro il Segretario Generale Alfonso Buscemi. «Quel sacrificio ci ricorda il prezzo altissimo pagato dalla nostra emigrazione, ma ci impone soprattutto di guardare all'attualità».
Nel suo intervento, il dirigente sindacale traccia una spietata continuità tra il deficit di tutele del 1956 e la catena ininterrotta di morti bianche che ancora oggi insanguina l'Italia. «La strage di Marcinelle si consumò per la mancanza di prevenzione, per l’obsolescenza degli impianti e perché la logica del profitto venne anteposta alla vita umana», incalza Buscemi. «Settant’anni dopo, nei cantieri, nelle fabbriche e nei campi la scia di sangue non si è fermata. Ancora oggi dobbiamo ribadire con forza che la sicurezza non rappresenta un costo da tagliare, ma un diritto inalienabile di ogni lavoratore».
Ma la missione della CGIL agrigentina a Charleroi unisce la memoria del lavoro anche a una forte denuncia sociale contro il nuovo esodo che sta svuotando i comuni della provincia girgentana.
«Vi è un filo rosso drammatico che lega la Marcinelle del 1956 all'Agrigento di oggi: l'esodo forzato dei nostri giovani e di intere famiglie», riflette il segretario della Camera del Lavoro. «Ieri si partiva per scendere nei pozzi del Belgio, oggi si scappa a causa dell'isolamento infrastrutturale, della carenza di lavoro dignitoso e del collasso dei servizi essenziali, a partire da quello idrico e sanitario. La nostra presenza a Charleroi testimonia l'impegno della CGIL a battersi affinché nessuno sia più costretto a fuggire dalla propria terra per vedere riconosciuto il proprio futuro, e affinché chiunque migri trovi sempre tutele, legalità e dignità, lontano dal caporalato e dallo sfruttamento».
La delegazione della Camera del Lavoro di Agrigento parteciperà a tutti i momenti salienti delle celebrazioni al fianco delle rappresentanze istituzionali e della CGIL Nazionale, chiedendo con forza un' Europa rifondata sui diritti, sulla solidarietà transnazionale e sul lavoro sicuro.