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La nuova inchiesta

Il "Caso Messina" non è chiuso: 28 anni dopo, riaperte le indagini sull'omicidio Bottari

La procura torna ad indagare sull'omicidio dell'endoscopista: c'è l'ipotesi di un collegamento con l'omicidio di Epifanio Zappalà e il suicidio dell'ex indagato Giuseppe Longo, in un caso segnato da sospetti e ipotesi di depistaggi

Manuela Modica

15 Gennaio 2026, 10:23

10:44

universita-di-Messina

La Procura di Messina ha riaperto, a ventotto anni di distanza, l'inchiesta sull'omicidio del professore Matteo Bottari, 49 anni, ucciso la sera del 15 gennaio 1998 nella Città dello Stretto. "Confermo che ci sono indagini in corso per verificare l'ipotesi di un collegamento tra l'omicidio del professore Bottari, quello di Epifanio Zappalà, avvenuto a Cesarò il 20 marzo 2013, e il decesso del professore Giuseppe Longo", dice a La Sicilia il capo della procura, Antonio D'Amato. Le indagini sono state delegate ai carabinieri e sono seguite direttamente dal comandante provinciale di Messina, il colonnello Lucio Arcidiacono, l'ufficiale dell'Arma che, allora in servizio al Ros, ha arrestato l'allora super latitante Matteo Messina Denaro.

Il collegamento tra i due omicidi potrebbe essere Giuseppe Longo, 64 anni, gastroenterologo, che si tolse la vita il 20 luglio del 2013 a Messina iniettandosi in vena del cloruro di potassio. Longo fu accusato, e poi scagionato, come mandante dell'omicidio Bottari, di cui era collega al Policlinico. Ma fu anche indagato dalla Procura di Catania come possibile responsabile dell'omicidio del guardiacaccia Epifanio Zappalà, il secondo delitto citato dal procuratore D'Amato.

Una svolta dopo 28 anni, annunciata proprio nel giorno in cui Bottari fu ammazzato nel 1998. L'uomo dei due rettori, oggi entrambi scomparsi. Genero di Guglielmo Stagno d'Alcontres e delfino fidato di Diego Cuzzocrea, padre di Salvatore, ex rettore anche lui e oggi accusato dalla procura di Messina per il caso dei rimborsi agonfiati.

Una storia che portò Messina nell'occhio del ciclone, perfino la commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Ottaviano Del Turco, sbarcò sullo Stretto per fare luce sulla vicenda. Fu allora che nacque il "Caso Messina".

Ma com'è andata esattamente?

Sono da poco trascorse le 21, quando il professore Bottari lascia la clinica Cappellani, all'epoca di proprietà dei Cuzzocrea. Sale in auto diretto verso casa e telefona con il cellulare alla moglie Alfonsetta Stagno d'Alcontres per avvisarla del suo imminente arrivo. L'auto si ferma al semaforo all'incrocio fra viale Regina Elena e viale Annunziata. Quando riparte la vita di Bottari è giunta al capolinea. Due persone affiancano con uno scooter la vettura. Il killer esplode un solo colpo, sufficiente ad ammazzare il docente universitario. La moglie dall'altro capo del telefono sente la detonazione e poi l'impatto della macchina contro la saracinesca di un negozio. In quello stesso momento si apre una vicenda giudiziaria fra le più controverse della storia messinese. Una vicenda che non ha mai neanche sfiorato la verità.

L'inchiesta giudiziaria - Eppure qualcuno pensò che l'omicidio Bottari si potesse risolvere rapidamente. La soluzione al caso si doveva cercare all'interno del Policlinico. La Procura, ed in particolare il sostituto Carmelo Marino, spinsero subito in un'unica direzione: la ristrutturazione del Padiglione A e l'unificazione di due reparti. Erano, infati, sorti dei profondi dissidi fra il professor Giuseppe Longo, gastroenterologo, e Bottari per l'accorpamento. L'ipotesi era che Longo puntava a diventare il responsabile del nuovo megareparto e che per questo la frattura fra i due diventò insanabile. La Squadra Mobile iniziò ad indagare ricorrendo ad intercettazioni telefoniche ed ambientali. Ne venne fuori un quadro non del tutto esauriente. La posizione di Longo, dopo anni di battaglie giudiziarie venne archiviata. Nel dicembre 2006 si era chiuso anche l'ultimo capitolo relativo ad un altro filone d'inchiesta. I giudici del tribunale, applicando la legge ex Cirelli, avevano disposto la prescrizione per quattro indagati del reato di favoreggiamento. Un ex prorettore dell'Università, unex segretario amministrativo dell'Ateneo, un'infermiera e un agente penitenziario. Tutti accusati di avere depistato le indagini della Squadra Mobile, omettendo di raccontare negli interrogatori la verità su alcuni episodi. E questo rimane l'ultimo brandello d'inchiesta sull'omicidio Bottari approdato in un'aula di giustizia. 

Nel 2008 anche il caso di un'audiocassetta, spuntata all'improvviso nelle indagini dell'operazione Gioco d'azzardo. In un bar vicino al Palazzo di Giustizia di Messina nel 2001 viene intercettata una discussione fra il giudice Giuseppe Savoca, il costruttore Salvatore Siracusano e l'avvocato Letterio Arena. Fra rumori di fondo e mezze frasi viene fuori il nome di Matteo Bottari. Nel colloquio l'imprenditore si soffermerebbe su alcuni particolari riguardanti il killer e racconterebbe addirittura che lo stesso sicario avrebbe chiesto ai mandanti: "Non credete di avere sbagliato vittima?" Sembra un colpo di scena in piena regola. "Allora qualcuno sa?" si sono chiesti in molti. Ma non è così semplice. Savoca e Siracusano hanno sostenuto che il contenuto della conversazione sarebbe completamente diverso da quello ricostruito dalle trascrizioni dei periti. La battaglia delle perizie portò a un nulla di fatto.

Adesso, dopo 28 anni, si riaccende un barlume di speranza per una città che non ha mai fatto i conti con una delle pagine più violente della sua storia.