×

Cronaca

"Abbiamo temuto di morire sul volo Roma-Comiso"

La testimonianza diretta di uno dei passeggeri che domenica scorsa si trovava sull'aeromobile di Aeroitalia

Alessia Cataudella

18 Gennaio 2026, 00:39

"Abbiamo temuto di morire sul volo Roma-Comiso"

Salvatore D'Aquila racconta la sua drammatica esperienza

Momenti di paura e grande tensione quelli vissuti domenica scorsa a bordo del volo Fiumicino–Comiso. A raccontarli è Salvatore D’Aquila (nella foto), monterossano, già presidente regionale della Federazione ciclistica italiana, a bordo insieme alla moglie. Una testimonianza diretta che getta nuova luce su quanto accaduto durante quel viaggio, successivamente definito dalla compagnia come caratterizzato da “normali turbolenze”.

Secondo il racconto di D’Aquila, tutto sarebbe iniziato già in fase di decollo. “Prima ancora di completare il decollo abbiamo sentito un boato fortissimo, un ‘boom’.” L’aereo ha perso assetto, come se si fosse sbilanciato. In quel momento ero convinto che saremmo caduti.

Da lì, un’ora interminabile vissuta con l’aereo a bassa quota, tra il mare e la terraferma, mentre a bordo cresceva il panico.

Determinante, nel far comprendere la gravità della situazione, l’annuncio del comandante: “Abbiamo un’anomalia a bordo, stiamo cercando di risolverla”. Una frase che ha aumentato la paura tra i passeggeri.

“Le hostess, ragazze di vent’anni – prosegue – erano sconvolte, più sconvolte di noi. Non sapevano cosa dirci. Sono stato io a cercare di confortarle, perché avevo capito che il problema era serio”.

D’Aquila, che in passato ha svolto due anni di addestramento in Aeronautica, ritiene che l’anomalia fosse legata a un motore. “Secondo me un motore ha avuto un’avaria. L’aereo non riusciva a salire e per questo è rimasto basso.” Volare così è pericoloso: a quella quota non hai margine se succede un’altra anomalia.

La scelta di proseguire verso Comiso, invece di rientrare a Roma, viene spiegata dallo stesso D’Aquila come una decisione probabilmente obbligata. “Tornare indietro con un solo motore sarebbe stato più complicato. Avrebbero dovuto fare manovre rischiose. Hanno preferito mantenerlo stabile, volare basso e portarlo a destinazione”.

L’atterraggio, fortunatamente, è avvenuto senza ulteriori criticità. “Tutto sommato regolare” – conclude – perché alla fine l’aereo era stabilizzato. Il pilota è stato bravo, anche se aveva il volto sconvolto. Si vedeva che aveva vissuto una situazione difficile, ma è riuscito a portarci a terra.

Una versione che contrasta nettamente con quella ufficiale sulle “semplici turbolenze”. “Io c’ero – ribadisce D’Aquila – e non credo che sia stata una turbolenza. Può capitare un problema, ma non si può dire che sia stato qualcosa di normale”.

Una testimonianza che aggiunge elementi significativi a una vicenda che continua a far discutere.