Il caso
Ballarò senza pace, si "scopre" che il mercato coperto non è accatastato: niente consegna
Mercatari in rivolta, il Comune non ha preso in consegna il capannone dallo Iacp perché "sconosciuto" al catasto. L'assessore regionale Aricò promette di snellire
Momenti di tensione stamane a Ballarò, al centro l'assessore regionale Alessandro Aricò
C’era fermento questa mattina in piazza Carmine: lo Iacp avrebbe dovuto finalmente consegnare il capannone grande al Comune. E il Comune, almeno secondo quanto dichiarato pubblicamente dall’assessore alle Attività produttive Giuliano Forzinetti, si sarebbe subito adoperato per affidare la struttura ai mercatari e aprire ufficialmente il mercato. Ma non è andata così: il Comune non ha preso in consegna il bene perché risulterebbe non accatastato.
Oggi in piazza c’erano tutti. Massimo Castiglia, consigliere della Prima Circoscrizione, che ha seguito tutto l’iter: dalla volontà dei mercatari di rilanciare Ballarò con il mercato coperto, all’individuazione del finanziamento dello Iacp, dalla stesura del regolamento per l’affidamento, fino all’arrivo dell’amministrazione Lagalla e al completo arenamento e abbandono del progetto.
C’era Mario Palumbo, direttore dei lavori per conto dello Iacp, che sostiene: «Per il mercato piccolo e per gli immobili di edilizia popolare che fanno parte dello stesso progetto – spiega – questi problemi non ci sono stati. Il Comune non vuole prendere in consegna l’immobile perché non è accatastato. Questo edificio, rispetto al mercato piccolo, ha impianti idrici ed elettrici e quindi dovrebbe essere accatastato, ma nell’accordo che abbiamo stipulato non si parla di questo passaggio. Io penso che il Comune non voglia prendere l’immobile perché non ha ancora il regolamento sui mercati storici e quindi cerca cavilli inesistenti. Tra l’altro l’architetto del Comune sostiene che una piccola porzione di suolo su cui sorge il mercato non sia di proprietà comunale».
«Manca la catastazione, rimandiamo la consegna a quando ci saranno tutti i documenti», dice invece l’architetto Giuseppe Orantelli, responsabile dell’Ufficio tecnico del Patrimonio.
Presente anche Alessandro Aricò, assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, che si è messo a disposizione per favorire il processo di apertura del mercato.
C’erano infine i mercatari, completamente sfiduciati: «Hanno ucciso il mercato – dicono – prima la Ztl e adesso questo. Hanno la responsabilità di avere distrutto uno dei mercati storici di Palermo. Non abbiamo più fiducia in nulla».