Il convegno
La procuratrice generale Lia Sava: "I Corleonesi una parentesi, la mafia è più viva che mai"
All'incontro in occasione del compleanno di Rocco Chinnici e Paolo Borsellino anche il procuratore capo Maurio de Lucia: "La repressione non basta senza sviluppo economico e sviluppo culturale"
La pg di Palermo, Lia Sava
"Guardate che Cosa nostra non è sconfitta, attenzione, perché qui rischiamo che negli anni '70 e '80 si diceva nei salotti buoni che Cosa nostra non esiste, cioè la mafia non esiste perché non sapevamo neanche che si chiamasse Cosa Nostra, finché non ce lo ha detto il collaboratore Tommaso Buscetta. Adesso è un rischio ed è altrettanto forte che la gente dica che la mafia non esiste più e invece esiste. Quindi attenzione a questa favoletta: esiste è forte e dobbiamo usare molto attenti". Lo ha detto la Procuratrice generale di Palermo Lia Sava intervenendo a un convegno dedicato a Palermo ai giudici Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, nel giorno del loro compleanno, organizzato dall'Anm. "Sicuramente oggi Cosa nostra è diversa dal passato. Ha dovuto scegliere la strategia della sommersione. A un certo punto, dopo le stragi, tutti gli attacchi che lo Stato ha fatto vincendo, quindi sgominando in via definitiva i Corleonesi, da ultimo con la cattura di Matteo Messina Denaro, può consentirci oggi di dire che un'ala di Cosa Nostra, cioè l'ala Corleonese, allo stato per quello che sappiamo e per quello che è sconfitta - ha aggiunto Sava - ma Cosa nostra non è la parentesi corleonese. Cosa nostra esiste in questo ambito territoriale e non solo dalla fine dell'Ottocento. È cambiata adesso la strategia, perché Cosa nostra è un'organizzazione che sa adeguarsi ai tempi. Spara solo quando è necessario, quindi chirurgicamente, ma continua ad essere al centro degli interessi dei traffici di sostanze stupefacenti. Continua il fenomeno estorsivo e continua a tappeto addirittura con dei cambiamenti. Abbiamo anche i casi in cui è l'imprenditore che va, quando apre un'attività, a mettersi a posto con l'organizzazione". "E poi utilizza l'intelligenza artificiale, la moneta virtuale per fare i suoi putridi affari. Il fatto stesso che la città sia invasa, e lo dobbiamo dire, di sostanze stupefacenti è la dimostrazione che Cosa nostra ahimè esiste".
"La finiamo con la mafia quando facciamo sì che in questa terra - al di là degli strumenti giuridici e dell'impegno delle forze di polizia - comprendiamo una lezione che viene da Paolo Borsellino. E, cioè, che la repressione serve ma non basta se non sviluppiamo altri due pilastri su cui si rafforza la società civile: sviluppo economico e sviluppo culturale. E la capacità di capire che la dignità della vita sta appunto in quel lavoro onesto, trasparente e dignitoso che in ogni caso non potrà mai competere con i guadagni dei trafficanti di stupefacenti". Lo ha detto il procuratore capo della Repubblica di Palermo, Maurizio de Lucia, intervenendo oggi al convegno. Presenti anche Matteo Frasca; Piergiorgio Morosini, presidente del tribunale; Leonardo Guarnotta, ex componente del pool antimafia; Carlo Salvatore Hamel, presidente Anm Palermo; Dario Greco, presidente Coa Palermo; Giovanni Chinnici, avvocato e figlio di Rocco. In aula anche diverse scolaresche, i licei Cassarà e Cannizzaro di Palermo, Impastato di Partinico e Palmeri di Termini Imerese. "In questo il lavoro della scuola è fondamentale - ha concluso de Lucia - lo dico sempre: noi magistrati siamo quelli che intervengono sulla patologia del fenomeno, ma il grande compito, cioè la vera antimafia, quella di costruire dei cittadini, avviene appunto nel mondo della scuola. Questi sono i due strumenti, assieme con la repressione attraverso gli strumenti dello stato, che ci può consentire di chiudere definitivamente questo capitolo".