Santa Margherita Belice
Per non perdere l'immobile già espropriato dà fuoco al capannone: Lillo Saladino condannato a un anno in Cassazione
L'incendio intimidatorio mirava a mantenere il possesso dell'edificio: l’altro imputato, Giuseppe Saladino, invece è salvo per prescrizione dopo intercettazioni e il riconoscimento del benzinaio
Ha appiccato l'incendio a un capannone per continuare ad avere la disponibilità del bene espropriato. Con la pronuncia della Cassazione diventa definitiva la condanna a 1 anno di reclusione per Lillo Saladino, 56 anni, per l’accusa di danneggiamento. Nei confronti dell'altro imputato, Giuseppe Saladino 70 anni, invece, dopo una condanna in primo grado a 6 mesi di reclusione, la Corte di Appello di Palermo aveva pronunciato sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato. Entrambi sono di Santa Margherita Belice. I due imputati erano stati assolti dal reato più grave, estorsione, "perché il fatto non sussiste".
La vicenda risale all’incendio di un capannone che la persona offesa aveva acquistato poco prima all’asta. I due, in concorso tra loro, Giuseppe Saladino quale mandante e Lillo Saladino quale esecutore materiale, avrebbero appiccato il fuoco al capannone usato dal primo, realizzando in tal modo un pesante atto intimidatorio, e costringendo il proprietario ad omettere di pretendere il rilascio dell’immobile acquistato all’asta a seguito di espropriazione. L’indagine è stata svolta dai carabinieri ed è scattata subito dopo i fatti avvenuti l’11 settembre del 2016. Le fiamme avevano distrutto l'intero contenuto del capannone, compreso un furgone, parcheggiato al suo interno. Secondo i giudici gli elementi per il reato di danneggiamento seguito da incendio sono stati accertati dall'avvenuto riconoscimento - da parte di un benzinaio – di Giuseppe Saladino come colui che aveva acquistato del carburante ponendolo in una tanica poco tempo prima del fatto e, soprattutto, per il contenuto della intercettazione dei colloqui intercorsi tra i due imputati quando erano stati convocati dai carabinieri, nel corso dei quali gli stessi avevano convenuto di fornire notizie false per sviare le indagini.