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l'ultimatum

Sciacca, il porto dei veleni: scatta la diffida per il cantiere infinito

Quattro anni di stop per un'opera da 4,3 milioni: i residenti denunciano degrado igienico e danni economici

04 Maggio 2026, 11:12

11:21

Sciacca, il porto dei veleni: scatta la diffida per il cantiere infinito

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Doveva essere un volano di sviluppo. Oggi è un simbolo di immobilismo amministrativo. La diffida presentata dal comitato di quartiere “Aliai” squarcia il velo su una situazione che a Sciacca, nella zona portuale, non è più solo un problema urbanistico: è diventata una ferita economica, sociale e sanitaria.

L’area delle Gaie di Garaffe, dove negli ultimi anni sono nate attività commerciali pronte a intercettare il rilancio del porto, oggi è ostaggio di un cantiere fermo da quattro anni.

Un’opera da 4,3 milioni di euro avviata nel 2020, sospesa per il Covid, ripresa nel 2021 e poi nuovamente bloccata il 31 dicembre 2022, dopo appena 2 milioni di lavori eseguiti. Da allora, silenzio. E degrado.

Il progetto di ampliamento della banchina riva nord, finanziato dalla Regione Siciliana e ricompreso nei programmi di ammodernamento del porto, è finito nell’elenco delle incompiute, come troppe opere pubbliche del passato. Nel frattempo, il governo regionale ha stanziato altri 8 milioni per completare l’intervento, ma il cantiere resta immobile. L’unica presenza istituzionale registrata è stata la visita dell’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò nel 2024, senza esiti concreti.

A pagare il prezzo più alto sono i commercianti che avevano investito nella zona, convinti della trasformazione del waterfront in un polo moderno e attrattivo. Oggi si ritrovano circondati da erbacce, rifiuti, recinzioni divelte, topi e insetti.

La diffida, firmata dall’avvocato amministrativista Calogero Marino per conto del comitato “Aliai”, parla di “grave danno economico diretto”, con perdite di fatturato e clientela che aumentano ogni mese. Il documento intima alle autorità competenti di intervenire entro 15 giorni.

Ministero e assessorato regionale alle Infrastrutture, assessorato Territorio e Ambiente, Comune, Circomare, Autorità portuale e Asp di Agrigento: tutti chiamati a rispondere del degrado di un’area che è proprietà della stessa Regione Siciliana.

La diffida ricorda che già un anno fa un sopralluogo aveva certificato criticità igienico-sanitarie gravissime. Ma nulla è cambiato.

Secondo l’atto, la permanenza di queste condizioni configura violazioni delle norme su sicurezza, igiene e tutela della salute. Residenti costretti a convivere con un ambiente insalubre, esercenti danneggiati economicamente e nella reputazione, collettività esposta a rischi sanitari e ambientali: un danno “attuale, concreto e permanente”.

Per questo, i commercianti rivendicano il diritto al ristoro economico.

Le loro richieste sono il ripristino immediato della recinzione, pulizia dell’area, derattizzazione e disinfestazione, rimozione dei rifiuti, vigilanza del cantiere, segnaletica di sicurezza, messa in sicurezza delle zone pericolose. In caso di ulteriore inerzia, il comitato annuncia azioni risarcitorie.