la decisione
Il Tar respinge la richiesta di sospensiva: l'agrigentina Loredana Miccichè resta presidente della Corte d'Appello di Firenze
La prima sezione rinvia la causa al merito. Decisiva la linea dei legali Rubino e Impiduglia contro l'impugnazione presentata dal collega escluso Paolo Micheli
L'agrigentina Loredana Miccichè rimane alla guida della Corte d'appello di Firenze, uno degli uffici giudiziari più strategici e delicati dell'intero panorama nazionale. A sancirlo è stata la prima sezione del Tar del Lazio che, dopo l'udienza dello scorso 26 maggio, non ha concesso la sospensione cautelare della nomina, rinviando la decisione direttamente al giudizio di merito. Viene così blindata, almeno per il momento, la continuità istituzionale all'interno del distretto fiorentino.
La battaglia legale era esplosa in seguito al ricorso presentato da Paolo Micheli. Il magistrato, escluso dalla corsa alla presidenza, aveva impugnato davanti ai giudici amministrativi la delibera del plenum del Consiglio superiore della magistratura (Csm), contestando i criteri di valutazione e i meccanismi della procedura comparativa che avevano portato alla preferenza per la collega.
Di fronte all'offensiva, la magistrata agrigentina si è costituita in giudizio blindando la propria posizione grazie alla difesa degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia. I legali non si sono limitati a smontare le tesi della controparte sulla mancanza dei presupposti per un blocco cautelare, ma hanno contrattaccato depositando un ricorso incidentale condizionato.
La mossa del Tar del Lazio congela lo scontro e, di fatto, conferma la validità immediata della scelta del Csm. L'organo di autogoverno della magistratura aveva blindato la nomina di Loredana Miccichè evidenziandone il solido e poliedrico profilo professionale. Un curriculum di altissimo livello, costruito non solo sul campo negli uffici giudiziari, ma anche attraverso prestigiosi ruoli tecnici ricoperti al ministero della Giustizia e all'interno delle istituzioni togate. La presidenza fiorentina, dunque, non cambia mano: la continuità dell'azione giudiziaria è assicurata.