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Museo Metaphorà ad Agrigento, il flop della tecnologia: orari ridotti e zero promozione

Il percorso immersivo nei 2600 anni di storia di Akragas è sconosciuto ai turisti per totale assenza di indicazioni e campagne pubblicitarie

01 Giugno 2026, 20:55

21:00

museo moltimediale

Esattamente un anno fa, nel giugno 2025, veniva inaugurato il Metaphorà, il Museo virtuale della città. Doveva rappresentare «il fiore all’occhiello» della Città dei templi, Capitale italiana della Cultura 2025, in grado di attirare la curiosità dei visitatori, invece a tutt’oggi il Museo rimane inesorabilmente aperto solo per poche ore al giorno, dal lunedì al venerdì e le visite sono quasi inesistenti. Il Museo multimediale, costato complessivamente un milione e 400mila euro compresi alcuni lavori di ammodernamento e ristrutturazione del palazzo che lo ospita, al terzo piano dell’ex istituto dei Padri Filippini, racconta virtualmente i 2600 anni di storia della città.

Metaphorà nelle intenzioni vorrebbe offrire un viaggio immersivo, dalla fondazione greca dell’antica Akragas ai nostri giorni, attraverso tecnologie digitali, video, tavoli touchscreen e modellazioni in 3D per esplorare l’evoluzione urbana, l’arte e le tradizioni locali del territorio. Ma la realtà è un’altra cosa.

«Un museo virtuale – proclamò il sindaco Franco Miccichè il giorno dell’inaugurazione – in grado di rappresentare una porta d’ingresso alla nostra storia per chi arriva in visita e un luogo di riscoperta per chi la città la vive ogni giorno».

Inaugurato e richiuso pochi giorni dopo per il completamento dei lavori dello stabile, ad un anno di distanza il sito museale continua ad essere pressoché sconosciuto ai più. Voluto e progettato, almeno nella prima fase, dal Fai, il Fondo per l’Ambiente, il Metaphorà di fatto non è mai stato veramente pubblicizzato e promosso mediante una campagna mediatica per farlo conoscere. Ad oggi non esiste una segnaletica in città e neppure una targa che ne indichi la presenza sul portone d’ingresso del palazzo. L’unico atto dell’amministrazione comunale in questo lasso di tempo è stato quello di spostare, non si conosce con quale titolo, un agente del Corpo della Polizia locale al palazzo dei Filippini con compiti di guardiania.

L’ex Collegio dei Filippini, sede della Pinacoteca comunale che custodisce preziose opere d’arte dal 400 all’800 e la Galleria Sinatra sui paesaggisti dell’Ottocento Siciliano, di fatto non è ancora completamente fruibile al pubblico nonostante i lavori si siano conclusi da tempo.

Il progetto di riapertura del Museo, tra l’altro, prevedeva, al piano terra, anche la fruizione della caffetteria museale che al momento non è in funzione per mancanza di un gestore. Così come non si è provveduto in tutti questi anni, alla nomina di un vero e proprio direttore del Museo in grado di provvedere tra l’altro alla catalogazione aggiornata e digitalizzata del patrimonio artistico comunale.

«I lavori ai Filippini si sono conclusi e sono stati rendicontati – ha spiegato al nostro giornale l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gerlando Principato – ma purtroppo l’Amministrazione si trova alle prese con la carenza di personale che non consente l’utilizzo a pieno della struttura ma le basi sono state gettate».