la vertenza
Bar abusivo all'ospedale di Licata: l'Asp avvia le vie legali per lo sfratto
Il contratto era scaduto nel 2020: locali ancora occupati e canoni trimestrali non versati alla sanità pubblica
Un bar che avrebbe dovuto chiudere nel 2020 per scadenza contrattuale, canoni non pagati e locali ancora impegnati. Accade all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata, dove l’Asp adisce le vie legali per riappropriarsi dei locali e ricevere il pagamento dei canoni non versati dalla ditta.
Poco più di un decennio fa, infatti, l’Asp aveva affidato a una ditta la gestione del bar, concedendo alla stessa anche gli spazi attrezzati della hall di piano dell’ospedale. Il contratto, con scadenza nel 2020, prevedeva il versamento del canone, fissato in 106.400 euro, da pagarsi ogni trimestre. Nel 2020, a causa della pandemia da Covid-19, l’attività del bar è stata sospesa. Il 20 aprile scorso, però, nel corso di una riunione, la direzione dell’Asp si accorge della permanenza del servizio, gestito sempre dalla stessa ditta e negli stessi locali e, di conseguenza, intima alla ditta la cessazione dell’esercizio e la riconsegna dei locali. Trascorrono oltre 30 giorni ma il bar continua a essere aperto e operativo, così come i distributori automatici di bevande e snack.
Per la direzione generale dell’Asp non c’è altra via d’uscita che adire alle vie legali e incarica i propri uffici di predisporre tutta la documentazione e così, scavando tra le carte, emerge la posizione debitoria della ditta che aveva avanzato richieste di storno per alcune fatture in considerazione della contrazione dei ricavi durante il periodo di pandemia e del mancato guadagno causato dall’allocazione di alcuni macchinari non autorizzati all’interno del perimetro aziendale. A questo punto, l’Asp affida l’incarico a un legale recuperare le somme e riappropriarsi dei locali.