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la sentenza

Agrigento, Giuseppe Arnone assolto 10 anni dopo l'arresto per l'estorsione alla collega

La vicenda che ha visto opposti Giuseppe Arnone e Francesca Picone trae origine dalle denunce di alcuni clienti disabili assistiti dall'ex avvocato. La tesi secondo cui la firma degli assegni fosse stata estorta dietro la minaccia di esporre la collega alla gogna mediatica è stata dichiarata infondata in aula

03 Giugno 2026, 16:14

17:03

Agrigento, sorpreso mentre intascava mazzetta, arrestato l'avvocato Giuseppe Arnone

Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Manfredi Coffari, ha assolto l’ex avvocato Giuseppe Arnone (radiato negli anni scorsi) dall’accusa di violenza privata perché il fatto non sussiste.

La vicenda risale al novembre del 2016, quando la Squadra mobile lo ha arrestato, in flagranza di reato, dopo la consegna di assegni per 14 mila euro da parte della collega Francesca Picone.

Secondo l’ipotesi accusatoria che non ha retto al vaglio del processo, Arnone avrebbe approfittato dello stato di «minorata difesa, che derivava dalla sua condizione di indagata per estorsione» della collega per costringerla a concludere una transazione con cui si impegnava a pagare 50 mila euro per porre fine a una serie di contenzioni e a sottoscrivere un accordo in virtù del quale si faceva consegnare assegni per 14 mila euro.

Picone era imputata di estorsione ai danni di alcuni clienti disabili ai quali, secondo l’accusa, sarebbero state fatte pressioni indebite per pagare una somma ulteriore del suo onorario.

Le presunte vittime di quel processo - che si concluse con una sentenza di non luogo a procedere per prescrizione dopo l’esclusione del reato di estorsione - si erano rivolte ad Arnone.

L’ipotesi iniziale della Procura era che Arnone, che già aveva diffuso notizie sul caso attraverso un manifesto, avrebbe preteso dei soldi, col pretesto della transazione, minacciando di alzare clamore mediatico.

L’accusa di estorsione, per la quale fu arrestato, fu annullata dal tribunale del riesame e dalla Cassazione, e riqualificata dai pm Alessandra Russo e Cecilia Baravelli in violenza privata al momento della conclusione delle indagini preliminari.

Accuse che, adesso, sono state ritenute inssusistenti al termine del processo.

Arnone, che da poco più di un mese si trova in carcere per scontare un cumulo di condanne per calunnia e diffamazione, si è sempre difeso rilasciando dichiarazioni spontanee e spiegando di essersi solo limitato a tutelare i diritti dei suoi assistiti.