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autobottista abusivo

Blitz dei carabinieri a Canicattì: cinquemila litri di acqua contaminata scaricati in una cisterna privata

Sanzioni amministrative per 5.500 euro e segnalazione alla Procura per commercio di sostanze alimentari nocive. Indagini in corso per accertare la provenienza della risorsa idrica contaminata

04 Giugno 2026, 12:54

13:00

Blitz dei carabinieri a Canicattì: cinquemila litri di acqua contaminata scaricati in una cisterna privata

Batteri coliformi, escherichia coli ed enterococchi intestinali. È la "bomba" microbiologica che i Carabinieri della Stazione di Canicattì hanno intercettato all'interno di un'autobotte abusiva, sventando un potenziale e gravissimo pericolo per la salute pubblica. Al termine di una serie di accertamenti di laboratorio, i militari dell'Arma hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Agrigento un uomo del posto, accusato del reato di commercio di sostanze alimentari nocive.

L'operazione rientra in un più ampio e rigoroso piano di controllo del territorio finalizzato alla tutela dei consumatori, un tema che assume contorni di estrema delicatezza e sensibilità in un'area geografica da tempo gravata da croniche criticità nell'approvvigionamento idrico.

Il blitz è scattato lo scorso 14 maggio. Durante un pattugliamento, i carabinieri hanno sorpreso l'indagato mentre era intento a scaricare circa 5.000 litri di acqua all'interno della cisterna di un immobile privato. Alle richieste dei militari di esibire la documentazione sulla tracciabilità e sulla salubrità del liquido trasportato, l'uomo non è stato in grado di fornire alcuna risposta, palesando anche la totale assenza delle autorizzazioni necessarie per l'esercizio dell'attività di autotrasporto idrico.

In quella prima fase, oltre alla diffida immediata a cessare ogni attività illecita, all'autobottista sono state contestate sanzioni amministrative per un ammontare complessivo di 5.500 euro.

A far scattare la denuncia penale sono stati però i successivi riscontri scientifici. Contestualmente al controllo, i militari avevano infatti proceduto al prelievo di alcuni campioni del liquido. Le analisi di laboratorio, affidate agli specialisti dell'Asp di Agrigento, hanno confermato i sospetti più cupi, rivelando una massiccia contaminazione da batteri fecali, un indice inequivocabile di insalubrità che rende l'acqua totalmente inadatta al consumo umano.

Mentre sono ancora in corso ulteriori approfondimenti investigativi per individuare la fonte di prelievo originaria dell'acqua e mappare la rete dei clienti, l'Arma ha blindato il primo tassello dell'inchiesta. Resta fermo, in ogni caso, il principio della presunzione di innocenza: la posizione dell'indagato sarà vagliata nel successivo giudizio di merito, che servirà ad accertare le effettive responsabilità penali.