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il report

Tariffe acqua, la classifica dei capoluoghi: Agrigento al quarto posto tra i più cari della Sicilia

Federconsumatori fotografa un'isola divisa in due: metà dei siciliani paga tariffe accessibili, l'altra metà subisce salassi continui. I dati calcolati su un consumo familiare di 182 metri cubi annui evidenziano il pesante impatto economico sui bilanci domestici degli agrigentini

05 Giugno 2026, 14:18

14:20

Acqua del rubinetto

Aprire il rubinetto ad Agrigento costa decisamente caro, molto più che nel resto d'Italia e persino rispetto a quasi tutte le altre grandi città siciliane. A certificarlo è il nuovo report della Federconsumatori Sicilia sul Servizio Idrico Integrato, basato su dati aggiornati alla fine del 2025. Nella mappa dei rincari regionali, Agrigento si posiziona stabilmente nella parte più alta della classifica: una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo stimato di 182 metri cubi, si trova a pagare una bolletta da ben 630,44 euro. Una cifra che supera abbondantemente la già gravosa media nazionale, ferma a 527,53 euro, staccando nettamente grandi centri come Palermo (544 euro), Messina (364 euro) e Catania (360 euro).

Ma perché i cittadini della Città dei templi pagano così tanto? Le ragioni strutturali affondano le radici in un sistema economico e distributivo che fa acqua da tutte le parti. In Sicilia l'acqua si paga due volte. Il primo acquisto avviene all'ingrosso da Siciliacquesocietà mista controllata al 75% da privati e al 25% dalla Regione Siciliana – che rivende la risorsa ai gestori locali, i quali a loro volta la fatturano al dettaglio al consumatore finale. Un doppio passaggio gravato da una forte presenza privata che fa lievitare i costi e che Federconsumatori definisce senza mezzi termini una vera e propria "stortura economica".

Al caro-bollette si aggiunge un'efficienza delle infrastrutture disastrosa. I dati disponibili sulle perdite di rete indicano che ad Agrigento (secondo le ultime rilevazioni storiche ufficiali dell'Ato) il 51,2% dell'acqua comprata all'ingrosso svanisce nel nulla prima ancora di raggiungere le case della gente, disperdendosi tra i tubi logori del sottosuolo. Il vero danno economico sta nel meccanismo di rivalsa: questo immenso spreco strutturale non grava sulle aziende, ma viene legalmente scaricato all'interno delle bollette dei cittadini, costretti a pagare a prezzo d'oro anche l'acqua che non hanno mai consumato.