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la sentenza

Mafia, confermato il 41 bis per l'imprenditore Giancarlo Buggea: era il punto di riferimento di Matteo Messina Denaro

La Cassazione convalida il carcere duro per il boss del mandamento di Canicattì condannato nel processo "Xidy". I giudici: "Ha intatta capacità di controllo del territorio"

07 Giugno 2026, 12:14

12:21

Giancarlo Buggea

Giancarlo Buggea

«E' attuale la pericolosità segnatamente per il ruolo di vertice assunto nel mandamento di Canicattì dell'associazione per delinquere Cosa Nostra, l'operatività del sodalizio e l'intatta capacità di controllo del territorio, la persistente capacità di interagire con gli esponenti del clan ancora in libertà».

Con questa motivazione è stato confermato il 41 bis a carico dell'imprenditore canicattinese di 55 anni, Giancarlo Buggea, condannato a 20 anni di reclusione al processo «Xidy», frutto dell'operazione dei carabinieri di Agrigento e del Ros che nel 2021 colpì il mandamento mafioso di Canicattì, riscontrando il ruolo ancora apicale del boss ergastolano Giuseppe Falsone.

Lo ha deciso la Cassazione che ha rigettato il ricorso del canicattinese avverso il decreto ministeriale di proroga del regime penitenziario differenziato, di fatto, confermando l'ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Buggea resta al carcere duro.

«Il Tribunale ha illustrato l'affiliazione nel mandamento mafioso di Canicattì e il forte legame con il suo vertice Giuseppe Falsone, secondo quanto già giudizialmente accertato con sentenza del 2010 e la sottoposizione a misura cautelare nel 2021 per l'analogo reato di cui all'art. 416-bis – scrivono i giudici ermellini».

Inoltre ha valorizzato la ripresa del suo ruolo all'interno del clan, nonostante la sottoposizione a misura di prevenzione, fino a divenire punto di riferimento di Matteo Messina Denaro, e la partecipazione – in forza di tale nuova posizione apicale – alle riunioni riservate per la trattazione degli affari d'interesse del sodalizio e della Stidda, non solo con i vertici delle famiglie di Agrigento, ma anche di esponenti di altre famiglie mafiose siciliane, nonché esponenti di cosa nostra americana; riunioni che si tenevano nello studio dell'ex avvocato Angela Porcello, con cui il detenuto ha avuto una relazione sentimentale a sua volta raggiunta dalla misura cautelare.

I giudici hanno, poi, evidenziato come il sodalizio canicattinese diretto dall'imprenditore «risulti ancora attivo e operativo nell'ambito territoriale di riferimento con episodi sintomatici della fibrillazione interna ai gruppi e della loro inalterata operatività».