blitz dei carabinieri
Lampedusa, scattano i sigilli al depuratore dei veleni: sequestrati cumuli di rifiuti nell’impianto
La struttura opera solo nel pretrattamento e scarica i reflui in mare aperto. Avviati i campionamenti di laboratorio per verificare il danno ambientale
Non c’è pace per l’imponente impianto di depurazione dell’isola mai del tutto entrato in funzione e in passato già sequestrato.
I carabinieri del Centro Anticrimine Natura del Comando provinciale di Agrigento, unitamente ai tecnici di Arpa, hanno apposto i sigilli ad alcuni cumuli di rifiuti all’interno della struttura.
L’impianto, operante soltanto nel pretrattamento dei reflui, scarica in mare aperto.
Il personale di Arpa ha eseguito numerosi prelievi prima delle immissioni in mare.
I campionamenti adesso saranno analizzati in laboratorio per verificare eventuali danni all’ambiente circostante.
Un’informativa è stata trasmessa alla Procura della Repubblica di Agrigento.
La struttura di depurazione è gestita da una società privata, la stessa che aveva partecipato all’originaria gara d’appalto e che aveva accettato di farsi carico della parte restante dei lavori alle condizioni fissate nell’aggiudicazione.
Da ricordare che con un decreto della Regione era stata rinnovata fino a tutto il 2025 l’autorizzazione provvisoria allo scarico dei reflui trattati nell’impianto, nonostante lo stesso non è mai entrato pienamente operativo, finendo anche al centro di un’indagine che ha coinvolto politici, imprenditori e funzionari, accusati a vario titolo di diversi tipi di reati.
Da quelli ambientali all’abuso d’ufficio.
La sterzata dei carabinieri del Can e dell’Arpa di Agrigento ha una doppia finalità, quella di verificare eventuali reati e quella di consentire che nell’isola delle Pelagie, una delle mete turistiche più rinomate della Sicilia, i reflui urbani vengano trattati in maniera adeguata prima di finire in mare.