la rivendicazione
Raffadali, caso acqua e tariffe: il sindaco difende gli emigrati dai contratti standard
L'affondo contro i costi fissi per le case usate pochi giorni: "Questo è un respingimento economico"
Una netta presa di posizione a difesa di chi ha dovuto lasciare la propria terra ma continua a mantenerne vivo il legame, custodendo con sacrificio una casa di proprietà. Con l'avvicinarsi della stagione estiva, il sindaco di Raffadali, Ida Cuffaro, interviene con fermezza sulla gestione dell'emergenza idrica, alzando uno scudo burocratico ed economico a tutela dei non residenti e, in particolare, dei tantissimi emigrati pronti a rientrare in paese per le vacanze.
Il rischio concreto, denunciato con forza dal primo cittadino, è che decine di concittadini, attesi nelle prossime settimane per riabbracciare le proprie famiglie, si trovino di fronte a balzelli sproporzionati anziché alla meritata accoglienza. Sotto la lente della Cuffaro c'è l'obbligo di dover sottoscrivere contratti di fornitura standard a tariffa piena anche per immobili utilizzati solo per pochissimi giorni all'anno.
«È un dovere morale e civile accogliere a braccia aperte i nostri emigrati – dichiara il sindaco Ida Cuffaro –. Trovo inaccettabile che si pretenda la sottoscrizione di un contratto standard che impone il pagamento di spese mensili e annuali. Questa non è accoglienza, è un respingimento economico».
Per disinnescare questo paradosso burocratico, l'amministrazione comunale ha annunciato una battaglia formale che chiamerà in causa i vertici della gestione delle risorse idriche agrigentine. Il sindaco chiederà ufficialmente la convocazione dell'Assemblea Territoriale Idrica (ATI) per proporre una modifica immediata al regolamento vigente, muovendosi in sinergia con l'azienda speciale AICA.
La strategia sul tavolo prevede l'introduzione di due pilastri di flessibilità contrattuale. Il primo è il "contratto stagionale temporaneo", una formula contrattuale light pensata esclusivamente per chi abita l'immobile per brevi periodi dell'anno nelle aree coperte dalla rete idrica. Il secondo è il "pagamento a chiamata a costo stabilito", rivolto a chi possiede immobili in zone non servite dalla rete: in questo caso, gli utenti avrebbero la possibilità di pagare solo l'effettivo servizio usufruito, basandosi su una tariffa fissa, trasparente e concordata preventivamente. Con questa mossa palazzo di città ribadisce il proprio ruolo di prima linea nella tutela dei diritti, impedendo che la crisi idrica si trasformi in un pretesto per penalizzare chi continua ad amare e sostenere l'entroterra agrigentino.