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l'inchiesta

Rapine e minacce di morte per pagare la droga: tre arresti ad Agrigento

Ricostruite le violente incursioni notturne nel centro storico. Gli indagati sono stati trasferiti nelle carceri di Petrusa e del Pagliarelli

17 Giugno 2026, 18:48

18:50

Rapine e minacce di morte per pagare la droga: tre arresti ad Agrigento

Una scia sistematica di violenze, estorsioni e rapine che aveva un unico, disperato fine: racimolare i soldi necessari a finanziare l'acquisto di sostanze stupefacenti. C'è questo dietro l'inferno vissuto da un indifeso pensionato ultrasettantenne del centro storico di Agrigento e da un'intera famiglia, costretti a subire i metodi brutali di una banda di predatori. Un incubo che si è interrotto all'alba, quando i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Agrigento hanno fatto scattare i blitz, stringendo le manette ai polsi di tre agrigentini, due uomini e una donna, in esecuzione di un' ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata, estorsione continuata e furto aggravato.

L'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento e firmata dal gip del tribunale locale, ha richiesto una complessa azione sul campo. I militari della città dei templi sono stati supportati dai colleghi del nucleo radiomobile di Palermo, della compagnia di Palermo Piazza Verdi e della tenenza di Favara. Un'indagine vecchio stile ma supportata da tecnologie moderne: intercettazioni telefoniche, microspie ambientali e tracciamenti Gps che hanno immortalato la ferocia del trio.

Il capitolo più buio dell'inchiesta riguarda proprio le incursioni notturne nell'abitazione dell'anziano. In un'occasione i malviventi hanno fatto irruzione sfondando la porta, aggredendo fisicamente la vittima e minacciandola di morte per farsi consegnare i risparmi. Non contenti, gli indagati avevano applicato persino il metodo del "cavallo di ritorno": rubati i documenti d'identità del pensionato, glieli avevano riconsegnati solo dietro il pagamento di un riscatto in contanti. Un clima di totale assoggettamento psicologico e di puro terrore che ha spinto la vittima a una scelta dolorosa: abbandonare la propria casa per fuggire e rifugiarsi in un altro comune della provincia.

Le indagini dei carabinieri hanno però scoperchiato un vaso di Pandora fatto di violenze persino domestiche. Uno degli arrestati, infatti, è gravemente indiziato di aver sottoposto la madre e la zia anziana a quotidiane minacce di morte e violenze verbali, terrorizzandole pur di strappare loro il denaro per la dose quotidiana. Quando il gruppo non stringeva la morsa sulle proprie famiglie o sulle vittime vulnerabili, si dedicava ai furti seriali nei supermercati di Agrigento e dell'hinterland. Per i due uomini si sono aperte le porte del carcere "Pasquale Di Lorenzo" di contrada Petrusa, mentre la donna è stata associata al penitenziario "Pagliarelli" di Palermo.