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la sentenza

Reddito di cittadinanza e parenti mafiosi: la Cassazione condanna una 65enne

Donna di Casteltermini aveva nascosto i legami con la famiglia mafiosa locale per ottenere il beneficio economico

22 Giugno 2026, 09:33

09:40

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«Dalla ricostruzione dei fatti di causa escluso che l'imputata fosse all'oscuro della condanna definitiva per mafia riportata dal fratello, circostanza questa rilevante ai fini del conseguimento del beneficio economico».

Ha ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza, poi soppresso dal governo Meloni, attestando il falso alla domanda sui requisiti richiesti.

Un sessantacinquenne di Casteltermini, Maria Spoto, è stata condannata - pena sospesa - a 1 anno di reclusione, in quanto ritenuta colpevole di false dichiarazioni o omesse informazioni dovute.

La condanna diventa definitiva con la pronuncia della Cassazione, che ha confermato la sentenza della Corte di appello di Palermo, e prima ancora dal Gup del Tribunale di Agrigento.

La vicenda ruota attorno ad una indagine delle forze dell'ordine, su una serie di accertamenti svolti a carico di beneficiari.

La donna – secondo l'accusa – alla domanda presentata, finalizzata al percepimento del reddito di cittadinanza, «ha consapevolmente omesso di riportare la condanna definitiva riportata dal fratello Vincenzo Spoto, affiliato alla famiglia mafiosa di Casteltermini, venendo in rilievo un'informazione importante ai fini del conseguimento del beneficio economico».

La sessantacinquenne, all'epoca dei fatti, venne iscritta sul registro degli indagati e successivamente processata.

Il verdetto della Corte Suprema chiude la vicenda giudiziaria, con il rigetto del ricorso e la definitiva condanna dell'imputata.