il report
Amministratori sotto tiro, Agrigento nella top ten delle province più pericolose d'Italia
Censiti ben dieci atti intimidatori nel corso dell'anno tra minacce dirette e attacchi alle strutture pubbliche. La Sicilia resta terza a livello nazionale
Gestire la cosa pubblica in provincia di Agrigento resta un'attività a alto rischio. A certificarlo sono i numeri drammatici dell'ultimo rapporto "Amministratori sotto tiro", redatto dall'associazione Avviso Pubblico e presentato a Napoli. Sebbene a livello nazionale si registri una leggera flessione dei casi complessivi (309 episodi nel 2025 rispetto ai 328 del 2024), la Sicilia resta sul triste podio delle regioni più colpite con 35 casi censiti, preceduta solo da Puglia e Campania.
All'interno di questo scenario isolano, la provincia di Agrigento balza drammaticamente agli onori della cronaca giudiziaria e statistica: sono ben 10 gli atti intimidatori registrati sul territorio provinciale nel corso dell'anno. Un dato che inserisce la terra dei templi nella "top ten" delle province più colpite d'Italia, a pari merito con Cosenza e Padova, e subito dietro colossi della criminalità e della tensione sociale come Napoli, Lecce, Palermo e Reggio Calabria.
Ad Agrigento e provincia, la violenza non fa sconti. Nel mirino finiscono sindaci, assessori, consiglieri comunali, ma anche burocrati e dipendenti della pubblica amministrazione, spesso prima linea di un malcontento che sfocia nella criminalità.
Il dato più preoccupante riguarda la natura di queste minacce. In linea con la media nazionale, ben il 84% degli episodi è di tipo "diretto": lettere anonime, proiettili, aggressioni verbali o fisiche rivolte dritto alla persona presa di mira. Il restante 16% si declina in minacce "indirette", una modalità subdola che nell'Agrigentino tocca corde sensibilissime. Colpire le auto dei familiari, incendiare i portoni dei municipi, danneggiare i mezzi della raccolta rifiuti o i servizi idrici ed elettrici non è solo vandalismo, ma una precisa strategia di pressione politica e sociale per bloccare lo sviluppo e la legalità.