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Grammichele

Grano, allarme della Cia: «Prezzi ancora al ribasso e raccolto dimezzato»

Il presidente Zaccaria: «Senza interventi del governo, molti pronti ad abbandonare i campi. Rischio incendi per terreni incolti»

23 Giugno 2026, 19:00

Grano, allarme della Cia: «Prezzi ancora al ribasso e raccolto dimezzato»

Un comparto in ginocchio, stretto tra la scure del maltempo e le speculazioni di un mercato che non ripaga più nemmeno le spese vive della semina. Nelle campagne è iniziata da qualche giorno la trebbiatura del grano duro e delle leguminose, ma lo scenario che si sta delineando per i produttori agricoli è drammatico, spinto da una crisi che mette a rischio il futuro stesso del settore e la tenuta idrogeologica del territorio.

A tracciare il bilancio di questo avvio di raccolto è Francesco Zaccaria, presidente della Cia, che esprime fondate preoccupazioni per una situazione ormai giunta al punto di non ritorno: «Dalle notizie raccolte sul campo - sottolinea Zaccaria - si registra una resa del prodotto che si attesta intorno al 50%. Una contrazione drastica dei volumi a cui si aggiunge il dato ancor più preoccupante della remunerazione. Il grano viene oggi pagato non più di 19-20 centesimi al chilo, una cifra in ulteriore ribasso rispetto allo scorso anno». Un prezzo stracciato che non copre i costi, schizzati alle stelle: «L’indiscriminato aumento delle spese di produzione per concimi, gasolio e pezzi di ricambio sta mettendo in seria crisi le aziende, gravando direttamente sui bilanci familiari».

Di fronte a questa emergenza, la confederazione chiede un segnale forte alle istituzioni. «Abbiamo bisogno di certezze da parte del governo - incalza il presidente della Cia - l’unico che ha il potere di assicurarci se valga ancora la pena continuare a produrre il nostro grano, sinonimo di assoluta qualità rispetto a quello importato, spesso trattato all’estero con diserbanti per favorirne la maturazione. Da noi, invece, tutto avviene naturalmente grazie al clima e alla fertilità della terra».

La richiesta della Cia si sposta così sul piano politico: «Lo Stato deve intervenire tempestivamente attuando meccanismi di salvaguardia dei prezzi da attivare durante le crisi di mercato, che subiamo da tre anni. Continuare così è impensabile. Dal prossimo anno molti produttori abbandoneranno i campi, con disastrose conseguenze occupazionali». Un abbandono che espone il territorio al rischio di incendi per via dei terreni incolti: «L’agricoltore è il vero custode del territorio. Chiediamo l'eliminazione dei troppi vincoli europei per lasciarci liberi di lavorare con la nostra esperienza».

A complicare il quadro c'è infine l’assalto delle multinazionali dell'energia. È ormai sotto gli occhi di tutti il fenomeno dei terreni promessi in vendita per la realizzazione di mega impianti fotovoltaici. Campi che attualmente vengono lasciati incolti e pieni di sterpaglie, acuendo il pericolo di roghi estivi e rendendo la vita impossibile a chi coltiva la terra con amore e sacrifici.

Nuccio Merlini