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Aeroporto di Agrigento, svanito l'effetto Salvini: cala il silenzio sul futuro dello scalo
Il testo promesso dal "Capitano" non è stato pubblicato. Fautori dell'opera in forte allarme
Ma che fine ha fatto l’aeroporto di Agrigento? Finita la campagna elettorale sembra che mettere le “ali” a questa provincia sia diventato un fatto secondario.
Si ricorderà come nel culmine della contesa politica per la poltrona di sindaco in città fu il ministro delle Infrastrutture, il leader della Lega Matteo Salvini, a tirare fuori dal cilindro l’inserimento della pista di Licata nel piano degli aeroporti 2026-2035. Era circa un mese fa quando il “Capitano” disse alla stampa nazionale che nel piano si erano disegnate “13 reti territoriali strategiche fino al 2035 quando passeremo dai 230 milioni di passeggeri attuali a 300. Nel piano c’è la quarta pista di Fiumicino, tanto per fare un esempio, ma anche lo sviluppo di altre infrastrutture più territoriali come l’aeroporto di Agrigento”.
Un tema che, con un po’ di cautela, ripropose in città durante la comparsata al fianco di Luigi Gentile in campagna elettorale e che la Lega volle ribadire con i propri vertici regionali, i quali giurarono e spergiurarono che il progetto c’era, era reale e concreto e sarebbe stato portato a compimento.
Fin da subito emerse una cosa, con chiarezza (nonostante le rassicurazioni): che il piano era ancora una bozza da sottoporre a sindacati e operatori del settore e che gli enti preposti, a partire dall’Enac, non ne avevano mai ricevuto copia. Una circostanza che persino il presidente del Libero consorzio Giuseppe Pendolino ribadì con un certo fastidio, che non vi era alcuna traccia di atti formali, proposte o progetti. “Per l’aeroporto abbiamo già investito 600 mila euro e siamo pronti a investire ulteriori fondi per la fattibilità dell’opera. Ma ad oggi aspettiamo il redigendo piano nazionale. Fino a quando non avremo un atto concreto che lo certifichi, non possiamo fare altro. Quindi siamo in attesa di risposte concrete da Enac e dal ministero dei Trasporti”.
Finita la campagna elettorale, quindi, a qualcuno è venuto in mente di chiedersi: ma che novità ci sono? La risposta è semplice: nessuna. Ad oggi il Piano in questione non risulta né pubblicato né tantomeno trasmesso alle commissioni parlamentari che lo dovrebbero analizzare. Nessuno, alla Camera, può dire di averne una copia anche soltanto parziale, nemmeno tra coloro che ne sono i più ferrei sostenitori.
Lo stesso al Libero consorzio, l’ente che ha provveduto a fornire la progettazione di massima dell’infrastruttura, e che proprio un mese fa si era recato a Roma da Enac per comprendere lo stato di avanzamento dell’iter autorizzativo, non ha più ricevuto alcuna notizia, né in un senso né nell’altro e su questo tema al momento sembra scegliere la linea del silenzio, in attesa di comprendere il da farsi ma nella consapevolezza che uno scalo autonomo potrebbe non trovare dinnanzi a sé un percorso di realizzabilità così facile.
Un silenzio che preoccupa i fautori del progetto e che conferma invece, per coloro che lo hanno sempre ritenuto una cattedrale nel deserto come il ponte sullo Stretto, che si tratta di poco più che una sparata elettorale.