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il vertice

Niente acqua pubblica alle case abusive di Agrigento: la linea della fermezza di Prefettura e Procura

Stop a deroghe e autobotti per i residenti senza contratto nella Zona A del Parco archeologico: il sindaco Sodano senza margine di manovra

08 Luglio 2026, 09:15

09:21

Niente acqua pubblica alle case abusive di Agrigento: la linea della fermezza di Prefettura e Procura

La Prefettura di Agrigento

Una riunione fiume, iniziata intorno alle 17.30 e finita solo dopo le 21. Sul tavolo convocato in Prefettura, temi pesanti, pesantissimi: l’emergenza rifiuti e la situazione vissuta da ormai 2 mesi dai residenti delle zone non servite sul fronte idrico, limitatamente – va precisato – a coloro che non hanno però la possibilità di stipulare un contratto. Una situazione che riguarda in particolar modo il quartiere “fantasma” di Maddalusa, dove insistono centinaia di famiglie che vivono in case costruite nella quasi totalità dei casi in zone a vincolo assoluto, e quindi da destinare alla demolizione.

Il nodo più “semplice” è stato quello dei rifiuti: consapevoli delle difficoltà di conferimento del secco residuo e dell’insorgere continuo di discariche abusive in varie zone della città, si metteranno in campo controlli interforze per sanzionare chi sporca.

Molto più delicato il tema del servizio idrico agli utenti senza contratto – e non contrattualizzabili – in quanto abusivi da un punto di vista urbanistico. La linea della Prefettura, così come quella adottata dalla Procura in queste settimane è una, e una sola: non si porta l’acqua con un servizio pubblico a chi non è in regola. Punto. Nessuna scappatoia, nessuna deroga, nessuna possibilità anche tramite azioni di “forza” per necessità di natura igienico sanitaria adottabili da parte del sindaco Michele Sodano che avrebbe chiesto soluzioni per dare risposte ai cittadini.

Al termine della riunione le bocche erano sigillate nei confronti dei cronisti, in attesa di un comunicato stampa congiunto che arriverà verosimilmente questa mattina e che sancirà – da quanto siamo in grado di anticipare – il principio per cui chi è un abusivo non ha diritto a rifornirsi tramite rete pubblica o, in alternativa, con autobotte.

Una linea della fermezza che era molto semplice immaginarsi, non fosse altro perché per molti residenti della Zona A, nelle dichiarazioni pubbliche, questo fronte si è trasformato in una occasione per tornare a parlare di riperimetrazione del Parco archeologico e conseguente sanatoria tombale per gli abusi edilizi sui quali per anni il Comune di Agrigento ha taciuto. Certo è che il fatto che molte di queste case paghino imu e tari, abbiano toponomastica o anche fibra ottica, o abbiano addirittura usufruito di decenni di silenzio sulle pratiche di sanatoria presentate per ciò che non è sanabile, non è una prova del fatto che possano essere regolarizzate, semmai la dimostrazione di una anomalia molto italiana.

I residenti della Zona A si erano anche rivolti a Codacons e dei legali per diffidare Comune e Prefettura, e Aica e Ati, a fornire loro l’acqua, ma quello che trapela dall’incontro di ieri sera è invece che lo Stato voglia innanzitutto eliminare la zona grigia in cui per anni è rimasto questo pezzo della città, chiedendo al Municipio di rimettere in moto la macchina delle demolizioni delle case già colpite da provvedimenti di tipo giudiziario, valutando e respingendo le pratiche di sanatoria rimaste in sospeso e adottando tutti i provvedimenti di sorta.

Questo non sarà semplice né sul profilo dell’ordine pubblico, ma nemmeno su quello pratico e burocratico per Palazzo dei Giganti: guardando anche solo al tema delle pratiche di sanatoria incardinate ma mai completate, bisognerà restituire ai cittadini gli oneri versati in alcuni casi alcuni decenni fa. Somme che dovranno essere gravate da rivalutazione monetaria eccetera.

Insomma, serviranno soldi, uomini e mezzi per “sanare” 50 anni di dimenticanze.

Un’estate calda ci attende, e non solo per le temperature.