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l'inchiesta

Appalto lavori strada Mosella: la Procura chiede l'arresto per tre imprenditori e un ingegnere

Nel mirino dei magistrati una gara da 3,2 milioni di euro. Chiesti i domiciliari per una presunta testa di legno e l'interdizione per un funzionario comunale

09 Luglio 2026, 09:22

09:30

Strada Mosella, partono i lavori: senso unico alternato e stop ai sorpassi

L'appalto milionario della strada della Mosella sarebbe stato "truccato". Questo emerge dalle indagini dei poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento.

E dopo la raffica di perquisizioni nei confronti di 9 indagati, adesso arriva la prima svolta dell'inchiesta.

La Procura di Agrigento, ha chiesto l’arresto di tre imprenditori e un ingegnere oltre ad una misura interdittiva a carico di un funzionario comunale.

Il procuratore capo Giovanni Di Leo ed il sostituto Annalisa Failla hanno chiesto la custodia cautelare in carcere per gli imprenditori favaresi Antonino Milioti, 46 anni, Dino Caramazza, 45 anni (arrestato negli scorsi giorni per corruzione nell’inchiesta sul Comune di Sommatino), e per l’ingegnere Salvatore Castaldo, 51 anni, di Agrigento, direttore dei lavori della Mosella.

I magistrati hanno poi chiesto gli arresti domiciliari per Giovanna Vania Palillo, 30 anni, dipendente di fatto dell’imprenditore Milioti, ma considerata una “testa di legno” alla quale è stata intestata la "Andiva Srl", l’impresa che si è poi aggiudicata la gara d’appalto da 3,2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada.

La Procura, infine, ha chiesto anche una misura interdittiva del divieto di rapportarsi con la Pubblica Amministrazione per il funzionario comunale Gaspare Triassi.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono: trasferimento fraudolento di beni, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere denaro e truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.

Sono stati i poliziotti della squadra mobile, a notificare l’avviso a comparire agli indagati. Tutti si presenteranno il prossimo 14 luglio davanti il gip Giuseppe Miceli per l’interrogatorio preventivo.

Sarà il giudice, dunque, a decidere se accogliere o meno le richieste avanzate dai pubblici ministeri agrigentini.

Nell’inchiesta risultano indagate altre 4 persone per le quali, tuttavia, non è stata chiesta alcuna misura cautelare: si tratta di Calogero Valenti, 50 anni, anche lui di Favara, dipendente dell’impresa di Caramazza; il funzionario comunale Vincenzo Galletto, 66 anni; l’architetto Alessandro Rizzo, 43 anni, e Federica Caramazza, 37 anni.

Domani inoltre i consulenti nominati dalla Procura di Agrigento procederanno all’estrapolazione di dati, file e chat presenti nei dispositivi elettronici, cellulari, tablet e computer sequestrati durante le perquisizioni agli indagati.

Secondo l’accusa per l’appalto milionario sarebbe stata costituita una società ad hoc “Antiva”, intestata a due “teste di legno”, che effettivamente si è aggiudicata i lavori lo scorso 16 febbraio.

Il reato di turbata libertà degli incanti è contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo e al funzionario comunale Gaspare Triassi.

A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletto, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.

Secondo i pubblici ministeri, infatti, sarebbero stati «gonfiati i calcoli relativi alle opere di bitumazione e risagomatura della sede stradale per una cifra superiore ai 400.000 euro».

L’obiettivo, secondo l'accusa, era indurre in errore l’amministrazione di Agrigento per contabilizzare e farsi liquidare somme per lavori che, in realtà, non sarebbero mai stati eseguiti, procurando così un ingiusto profitto a discapito delle casse pubbliche.

Tra le accuse anche quella di un incarico imposto con una presunta tangente “mascherata” da una consulenza che vede protagonista l’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese quale direttore dei lavori, e l’architetto e cognato Alessandro Rizzo a cui viene contestato invece il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità.

Per la Procura di Agrigento il primo, nonostante sapesse delle “irregolarità” della “Andiva” dietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore di Rizzo.