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la sentenza

Usura a Canicattì, l'inchiesta Cappio arriva al capolinea: condanne definitive per i fratelli Maira

Sette anni di carcere ad Antonio, elemento di spicco della stidda, e tre anni e mezzo al fratello Giuseppe

12 Luglio 2026, 05:00

05:10

Giudiziaria, generico

Diventano definitive le condanne nei confronti di due fratelli canicattinesi nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Cappio” per un vasto giro di usura.

La Cassazione ha confermato il verdetto della Corte d’Appello di Palermo: 7 anni di reclusione sono stati inflitti ad Antonio Maira, 76 anni e 3 anni e 6 mesi a suo fratello Giuseppe, 70 anni.

I giudici di secondo grado appello avevano parzialmente riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Agrigento.

Confermata l’affermazione di responsabilità di Antonio Maira e Giuseppe Maira limitatamente ai reati di usura aggravata in concorso e per il primo imputato anche di tentata estorsione aggravata.

I due avrebbero imposto per anni tassi usurari.

Antonio Maira, ritenuto un elemento di spicco della stidda, è stato arrestato nuovamente due anni fa per un’estorsione mafiosa.

Secondo quanto scaturito nel corso dei processi, la vittima di usura, insieme alla moglie proprietari di un’azienda agricola, si trovava in uno stato di grave difficoltà economica, oltre che personale, determinato anche dal mancato pagamento di una parte rilevante di una fornitura, così che egli non aveva il denaro per l’acquisto del carburante, necessario per lo svolgimento della propria attività imprenditoriale e non vide altra soluzione che quella di rivolgersi ai fratelli Maira per avere prestiti, poi concessi ma a tassi usurari.

«E’ stata riscontrata una particolare condizione psicologica nella persona offesa, determinata da un impellente assillo di natura economica, che una limitazione nella volontà di autodeterminazione tale da indurlo a ricorrere al credito accettando condizioni usurari», sottolineano i giudici ermellini nel pronunciamento della sentenza.