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La sentenza

Porto di Catania, il Tar blocca l'estensione verso la Scogliera d'Armisi

Accolto, in larga parte, il ricorso delle associazioni ambientaliste: l'Autorità portuale non ha competenza su quelle aree, nonostante l'approvazione del Parlamento

13 Luglio 2026, 13:16

19:02

Porto di Catania, il Tar blocca l'estensione verso la Scogliera d'Armisi

Non si può estendere il porto di Catania verso nord, e nemmeno modificare la foce dell'Acquicella, dal lato opposto. A deciderlo il Tribunale Amministrativo regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza) che «accerta la nullità parziale della delibera del Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale n. 8 del 29.10.2025». La sentenza è stata pubblicata oggi, e le associazioni ambientaliste che hanno proposto il ricorso - Wwf Sicilia Nord orientale e Osservatorio delle Politiche Urbane e Territoriali - hanno già dichiarato la propria soddisfazione, seppure il ricorso sia stato accolto solo parzialmente. «Il Tar Catania - scrivono - con decisione odierna, ha annullato il Piano regolatore portuale nelle parti che non sono di competenza dell’Autorità portuale. La Scogliera dell’Armisi e la foce dell’Acquicella per il Tar non possono quindi essere toccate dalla cementificazione indiscriminata che è stata immaginata. Vogliamo essere chiari. È un primo, non definitivo, ma importante punto a nostro favore, che mostra come il Piano regolatore Portuale sia stato adottato con gravi difetti di legittimità, su cui ancora insisteremo, in altre sedi e tempestivamente nel prossimo periodo».

Nel ricorso infatti i temi affrontati erano vari, non tutti appunto accolti, per quanto l'estensione a nord dello scalo, che avrebbe portato il nuovo porto turistico immaginato dal piano regolatore portuale, nel frattempo approvato dal Parlamento con l'emanazione del Decreto del Presidente della Repubblica, a lambire la Scogliera dell'Armisi, era il punto centrale della contestazione per la quale sono state anche organizzate delle manifestazioni pubbliche e una raccolta firme, a cui si aggiunge anche a Sud l'area della foce del fiume Acquicella. Nel ricorso era infatti richiesto il totale stralcio del piano, che comprende anche un aumento dei volumi edilizi.

Come riferisce Mario Spampinato, componente dell'Osservatorio delle Politiche Urbane e Territoriali, «già nell'audizione alla Camera in Commissione trasporti le criticità erano emerse per come sottolineate oggi dal Tar. Avevo esposto la questione ai deputati in qualità di tecnico». Nonostante questo, come sottolinea l'ingegnere, l'iter di approvazione del Dpr è andato comunque "in porto".

Il Tar, in sintesi, ha dato ragione ai ricorrenti stabilendo che l'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale ha esercitato il proprio potere di pianificazione su aree (come la Scogliera d'Armisi appunto) che, al momento dell'approvazione del Piano regolatore portuale (Prp), si trovavano al di fuori dei suoi limiti territoriali di competenza. Il Tribunale ha chiarito che l'Autorità avrebbe dovuto prima attendere il completamento dell'iter formale (con l'emanazione di un Decreto del Presidente della Repubblica) per l'estensione dei propri confini, e solo successivamente approvare il nuovo piano per quelle aree. In pratica, è stato fatto l'opposto.

Le stesse motivazioni sono state ribadite in una seconda sentenza, questa volta in risposta a un ricorso del Lido Scogliera D'Armisi, sempre pubblicata oggi dalla stessa Sezione Terza del Tar di Catania. Si tratta quindi di una vittoria, anche se parziale, per gli ambientalisti. In attesa di eventuali azioni - quasi certe - da parte dell'Autorità portuale sia per impugnare la sentenza che per correggere l'iter di Valutazione ambientale, che potrebbe a questo punto dover essere ripreso, nonostante il Dpr approvato dal Parlamento.

I promotori del ricorso hanno poi inviato un ulteriore nota di commento in cui si legge: «Il Comitato difesa e fruizione Scogliera dell’Armisi e l' Osservatorio per le Politiche Urbane e Territoriali e il Comitato per il parco Monte Po Vallone Acquicella che hanno sostenuto il ricorso proposto dallo Studio avv. Scuderi hanno avuto ragione quindi nel sostenere che il PRP non rispettava limiti geografici, limiti normativi, procedure, aspetti ambientali. Il ricorso nasce infatti per tutelare due aree costiere di particolare importanza naturalistica incastonati lungo la fascia costiera della città di Catania, addirittura dentro la città: a sud, le dune embrionali ricoperte da una vegetazione pioniera e la foce del fiume Acquicella e le sue sponde costituiscono una zona umida di particolare importanza per la fauna (Pollo sultano, Fratino, aironi ecc) tutelate dall’Unione europea, a nord la scogliera lavica con le sue grotte di erosione semisommerse, i fondali in cui è possibile incontrare vegetazione e fauna sempre più rarefatte costituiscono i capisaldi di invarianti ambientali per Catania, dei testimoni del territorio da non distruggere, peraltro come richiesto dalla Soprintendenza. Ed ancora, non avere seguito le procedure di legge in termini di superficie su cui progettare il Porto, avendo pianificato su aree su cui non aveva la disponibilità, mancanza di Coordinamento unitario di funzioni e connessioni con gli altri porti di Augusta, Pozzallo, Siracusa che fanno parte dello stesso Sistema portuale della Sicilia Orientale, così come altri aspetti che non sono stati tenuti in considerazione. Ci aspettiamo che l'Autorità portuale riproponga il Prp del Porto di Catania tenendo conto degli aspetti citati e salvaguardi realmente Armisi e Acquicella. Noi saremo determinati a continuare la nostra battaglia di civiltà».