la sentenza
Un refuso ministeriale rischia di affossare un'azienda: il TAR Lazio corregge l'errore e salva una ditta agrigentina
Gli uffici confondono febbraio con luglio e bloccano la ditta nel casellario ANAC degli appalti pubblici per cinque mesi invece di quattro giorni
Un banale errore di battitura in un ufficio ministeriale stava per costare il futuro sul mercato degli appalti pubblici a un'azienda edile di Agrigento. A salvare l'impresa dal blocco dei contratti con la pubblica amministrazione è intervenuto il TAR del Lazio che, con la sentenza n. 11392/2026, ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Giuseppe Ribaudo e Francesco Carità, ordinando al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di rettificare un dato temporale decisivo.
La vicenda inizia a febbraio 2024, quando un'ispezione dell'Ispettorato territoriale del lavoro di Agrigento in un cantiere della società riscontra alcune violazioni sulla sicurezza, in particolare la mancanza di armature di sostegno. L'autorità dispone la sospensione immediata dei lavori. L'azienda si adegua alle prescrizioni in tempi record, ottenendo la revoca del blocco appena quattro giorni dopo, il 5 febbraio 2024.
Il problema si materializza a ottobre dello stesso anno, quando il Ministero emana il provvedimento di interdizione a contrattare con la pubblica amministrazione. Si tratta di una misura accessoria automatica che per legge deve coincidere esattamente con la durata della sospensione effettiva (quindi, nel caso specifico, quattro giorni). Nel trascrivere i dati, però, gli uffici romani commettono uno scivolone macroscopico: indicano come data di fine sospensione il 5 luglio 2024 anziché il 5 febbraio.
Cinque mesi di stop virtuale invece di quattro giorni reali. L'errore viene trasmesso all'ANAC e inserito nel casellario informatico degli operatori economici. Da quel momento, per qualsiasi stazione appaltante d'Italia, l'azienda agrigentina risulta colpita da un provvedimento di gravità inesistente, diventando un soggetto inaffidabile agli occhi del mercato.
I magistrati amministrativi hanno riconosciuto il danno concreto subito dall'impresa, un'ombra burocratica capace di escluderla ingiustamente dalle gare d'appalto. Il TAR ha quindi annullato il provvedimento nella parte errata, imponendo al Ministero di ripristinare la data corretta del 5 febbraio 2024. Le spese di lite sono state compensate.
"Un errore così macroscopico, in assenza di un'accurata linea difensiva, avrebbe comportato per la ditta un ingente danno", commentano i legali Francesco Carità e Giuseppe Ribaudo. "Il collegio ha reso giustizia alla ditta ricorrente, tutelandola dai pregiudizi che l'erronea attività della pubblica amministrazione avrebbe potuto creare".