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la denuncia

Agrigento, il paradosso dell'acqua: bollette più care ma il bonus sociale per le famiglie è bloccato

Siciliacque accusa il gestore pubblico del servizio idrico di aumentare le tariffe senza versare i contributi dovuti per il bonus sociale idrico, penalizzando le famiglie svantaggiate

15 Luglio 2026, 09:47

09:50

Manomessa la rete idrica, a rischio diverse zone della città. Il presidente di Amap: "Pronti a denunciare"

Nella gestione del servizio idrico integrato ad Agrigento, i cittadini si trovano di fronte a un paradosso insostenibile: le bollette aumentano, ma i diritti sociali restano al palo. La denuncia non arriva da un soggetto politico, ma da una società che si occupa unicamente di gestire risorse idriche: Siciliacque.

Al centro del caso c'è Aica (Azienda Idrica dei Comuni Agrigentini), il gestore pubblico subentrato nella gestione del servizio, la cui condotta tariffaria e sociale è stata duramente contestata dal sovrambito in un lungo documento inoltrato al Governo regionale e ai parlamentari Angelo Cambiano e Ismaele La Vardera, che sulla gestione di Siciliacque avevano chiesto chiarimenti.

Secondo la società, sebbene Aica abbia ottenuto dall'Assemblea Territoriale Idrica un costante incremento delle tariffe all'utenza (l'ultimo aggiornamento, approvato il 29 aprile 2025, ha autorizzato rincari del 5,4% per il 2024 e del 5,7% per il 2025), tali rincari - secondo Siciliacque che cita la regolazione di settore - non sarebbero dovuti. Il gestore pubblico non avrebbe infatti provveduto al pagamento alla Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) delle componenti tariffarie perequative che pure fattura regolarmente ai cittadini.

Questa omissione, certificata dalle delibere Arera, configurerebbe un vero e proprio cortocircuito.

Tra le componenti tariffarie, infatti, figurano anche i fondi destinati a garantire l'erogazione del bonus sociale idrico, la misura di sostegno fondamentale per le famiglie economicamente disagiate. Di fatto, Aica riscuote le somme dai contribuenti ma non ne riverserebbe il gettito al sistema centrale. Il risultato è la mancata erogazione o il blocco di un'agevolazione essenziale in un territorio già provato da profonde crisi occupazionali e idriche.

Un tema, questo, che era stato posto all’attenzione dalla (fu) Consulta delle associazioni per l’acqua pubblica, che a lungo chiesero chiarimenti sul tema. Secondo il sovrambito, adesso, Aica incassa le componenti che contribuiscono a formare il bonus “ma – almeno per ciò che riporta ARERA per il biennio 2022-2023non ne riversa il gettito a CSEA. Occorre ribadire che oggi è la regolazione che prevede che quel denaro venga incassato dai distributori e versato al sistema per finalità sociali e di sistema. Oggi, a quanto risulta, viene incassato ma non versato”.

A complicare la difesa dei diritti dei consumatori è il vuoto di rappresentanza e controllo dei cittadini. La Consulta delle associazioni per l’acqua pubblica di Aica è stata sciolta e mai più ricostituita. Nel frattempo, l'assenza di trasparenza regnerebbe anche nei documenti contabili: l'azienda non informa adeguatamente gli utenti sulla rateizzazione né sulla prescrizione biennale dei consumi.