conferenza di servizi
"Guerra" del rumore a Porto Empedocle: il dissalatore è in area urbanizzata o in zona industriale?
Scontro sui decibel tra Arpa e Siciliacque. I primi test svelano emissioni fuori soglia, ma l'azienda contesta i parametri di misurazione
Dissalatore di Porto Empedocle, dopo le polemiche e gli attacchi dei comitati locali, via alla procedura per il rilascio di una certificazione essenziale.
Si è riunita ieri, ma è stata rinviata a fine mese, la Conferenza di servizi che dovrà provvedere a verificare se l’impianto, realizzato l’estate scorsa sull’onda dell’emergenza ma che oggi non appare esattamente risolutivo per fronteggiare la carenza idrica in provincia, ha le caratteristiche necessarie per ricevere l’Aua (autorizzazione unica ambientale), una certificazione che raggruppa in sé fino a sette diverse autorizzazioni e che chiaramente valuta la conformità dell’impianto da un punto di vista dell’impatto sull’ambiente ma, anche su chi vive in quella zona.
In tal senso particolarmente sotto i riflettori è l’aspetto che riguarda la rumorosità del dissalatore, tema sul quale il Comitato Mare nostrum e gli ambientalisti si sono più volte pronunciati a ragione: l’impianto, ma stiamo parlando del 2025, per una fase venne utilizzato solo di giorno e spento la notte per eliminare il fastidio arrecato a chi abita nelle vicinanze. Poi partirono i lavori di posa di pannelli fonoassorbenti che per Siciliacque, l’ente che lo gestisce, avrebbero risolto il problema. In tal senso ci sarebbero anche delle verifiche tecniche già condotte dalla società che proverebbero il rispetto dei parametri imposti dalla normativa in tema di inquinamento acustico.
Di parere contrario i più critici verso l’impianto, i quali potrebbero aver ricevuto adesso un assist inatteso da parte degli organismi di controllo. Proprio nel contesto della conferenza di servizio in questione, infatti, l’Arpa ha realizzato delle verifiche nella giornata di lunedì che avrebbero indicato valori fuori soglia. Un risultato che non è però una “pistola fumante”, dato che dovranno essere effettuate nuove misurazioni in altri punti intorno al dissalatore, questa volta in contraddittorio – cioè con la presenza di un rappresentante dell’azienda – e soprattutto bisognerà chiarire quale è la scala da utilizzare.
L’area intorno al dissalatore, infatti, è centro abitato (come sostiene Arpa) o un’area industriale (come vorrebbe Siciliacque)? Si tratta di una questione tutt’altro che meramente burocratica perchè i valori di riferimento sono molto diversi – i primi molto più bassi dei secondi – e capire quale dei due parametri è quello adatto può capovolgere il risultato dell’analisi.
Tutto, dicevamo, arriverà sul tavolo degli enti preposti a fine mese, mentre le associazioni continuano a invocare l’intervento della politica nazionale e regionale affinchè l’impianto (nato come temporaneo) possa essere trasferito altrove come inizialmente preventivato, liberando una spiaggetta che, seppure a poca distanza dalla centrale Enel, è da sempre nel cuore degli Empedoclini. Come si ricorderà proprio il comitato Mare nostrum aveva firmato un ricorso alla Presidenza della Repubblica per contestare le scelte fatte dalla struttura commissariale per l’emergenza idrica che, tra le altre cose, lo scorso 9 aprile ha disposto fino al prossimo 30 ottobre l’esercizio provvisorio della fase 1 dell’impianto giustificandola con la necessità di garantire la continuità dell’acqua in un contesto di deficit idrico estremo.
E quello, certamente, è l’unica verità assoluta in questa vicenda.