la svolta
Caso Maddalusa, in Consiglio comunale passa la mozione: "Acqua per tutti i residenti, è un diritto umano"
L'atto impegna il sindaco a garantire il minimo vitale di cinquanta litri al giorno per ciascun cittadino, escludendo qualunque intento di sanatoria edilizia
La delicata questione dell’approvvigionamento idrico nella contrada Maddalusa torna al centro del dibattito politico agrigentino.
Durante una seduta del Consiglio comunale di ieri sera è stata approvata una mozione urgente, proposta dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia, che impegna il sindaco e la Giunta ad andare oltre la formula limitata del rifornimento per i soli soggetti fragili, per garantire invece a tutti i cittadini residenti il minimo vitale d'acqua.
La mozione fa leva sui diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, dalle risoluzioni dell'Onu e dalla legge regionale siciliana, che fissa a 50 litri pro capite al giorno la soglia minima vitale. L'iniziativa politica evidenzia come Maddalusa, nel corso degli anni, sia stata dotata di opere di urbanizzazione primaria e servizi essenziali come la rete elettrica, il gas metano, la telefonia e la fibra ottica, oltre all'anagrafe per i residenti. Tuttavia, l'assenza di una rete di distribuzione idrica ordinaria idonea costringe l'area a dipendere da soluzioni temporanee o sostitutive. L'atto approvato precisa chiaramente di non voler entrare nelle valutazioni degli organi giudiziari o degli enti di tutela del territorio, né di rappresentare un riconoscimento di sanatoria edilizia, ma si concentra esclusivamente sulla tutela della salute pubblica e dei diritti umani.
Il testo della mozione impegna l'amministrazione comunale ad attivarsi con estrema urgenza per assicurare la fornitura idrica minima, a coordinare le azioni necessarie all'interno dell'assemblea dei sindaci di Aica e a richiedere all'Asp una relazione dettagliata sulle condizioni igienico-sanitarie della contrada, valutando l'adozione di ordinanze contingibili e urgenti in caso di pericoli sanitari. La Giunta dovrà inoltre riferire al Consiglio entro dieci giorni in merito ai provvedimenti presi.