"Italia in fumo 2026"
Agrigento maglia nera d’Italia: il drammatico primato nel report di Legambiente sugli incendi
La crisi climatica azzera la bassa stagione e accelera i roghi invernali e primaverili. Agrigento conquista il peggior primato nazionale all'interno di un quadro isolano che vede la Sicilia prima in assoluto per roghi e devastazione ambientale
Non è ancora l'estate profonda, ma la terra agrigentina sta già bruciando a ritmi da record. A certificarlo è il nuovo report "Italia in fumo 2026" pubblicato oggi da Legambiente proprio in concomitanza con un picco di caldo record sulla penisola. I dati, elaborati sulla base del sistema di monitoraggio europeo Effis, collocano la provincia di Agrigento al vertice assoluto della classifica nazionale per ettari devastati dagli incendi nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 15 giugno 2026.
Si tratta dei mesi che storicamente dovrebbero essere a bassa intensità, antecedenti alla stagione ufficiale dell’Aib. Eppure, ad Agrigento sono già andati in fumo ben 1.677 ettari di territorio. La provincia stacca persino Trapani (ferma a 1.618 ettari) e surclassa nettamente le zone più colpite della Calabria, come Reggio Calabria (834 ettari). Un quadro drammatico che contribuisce pesantemente a fare della Sicilia la regione più ferita d'Italia con 4.769 ettari inceneriti e 175 roghi totali prima del 15 giugno.
Il collasso ecologico colpisce anche i gioielli naturalistici: l'Isola detiene il primato negativo per i danni nei siti di pregio della Rete Natura 2000, con 1.800 ettari distrutti. La crisi climatica e il costante aumento delle temperature stanno di fatto azzerando l'inverno e la primavera, allungando la stagione dei roghi a tutto l'anno. A questo si somma una cronica vulnerabilità del territorio legata all'abbandono delle aree rurali e all'insufficienza delle politiche pubbliche di prevenzione.
Per frenare questa deriva, Legambiente ha indirizzato 14 proposte concrete al Governo. La richiesta principale è l'anticipo immediato della stagione antincendio ufficiale al 15 maggio. Accanto alle misure temporanee, l'associazione chiede la piena applicazione della legge quadro 353/2000, finora ampiamente disattesa dai Comuni, che obbliga all'aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco per bloccare speculazioni e vincolare i terreni distrutti. Senza una vera e propria pianificazione forestale – che in Italia copre appena il 21 per cento dei boschi – e senza un monitoraggio trasparente dei costi, la provincia di Agrigento rischia di vedere polverizzato il proprio patrimonio naturale prima ancora che l'estate entri nel vivo.