la sentenza
Ignora i sigilli e tiene aperto l'autolavaggio: stangata definitiva per un commerciante di Canicattì
Dopo i primi rilievi per irregolarità sulla sicurezza, il gestore aveva proseguito l'attività abusivamente. La Cassazione mette la parola fine al processo, convalidando la pena stabilita dal Tribunale di Agrigento
Ha tenuto la saracinesca alzata nonostante fosse stato emesso un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale per gravi violazioni in tema di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
Una condotta che gli è costata cara.
Protagonista un sessantenne di Canicattì, proprietario di un autolavaggio.
La Cassazione lo ha condannato definitivamente alla pena di 3.500 euro di ammenda, rigettando il ricorso della difesa. Confermato il verdetto emesso dal Tribunale di Agrigento l’anno scorso.
La vicenda risale al mese di novembre del 2023, quando i carabinieri del nucleo Ispettorato del lavoro del Comando provinciale di Agrigento avevano eseguito un accesso ispettivo presso la sede dell'autolavaggio del sessantenne, riscontrando la prosecuzione dell'attività svolta, nonostante un provvedimento di sospensione dopo un precedente controllo eseguito due mesi prima.
In occasione del primo accesso erano infatti state rilevate delle irregolarità. A distanza di un paio di mesi nel corso del successivo accertamento, gli specialisti dell’Arma, tornati nell’autolavaggio, hanno riscontrato la prosecuzione dell'attività commerciale e rilevata la presenza di un lavoratore “in nero”, impegnato nelle lavorazioni di pulizia e di asciugatura di un'autovettura.
Contestate una serie di violazioni, quali, l’omesso accertamento delle idoneità fisica del lavoratore, la mancata consegna dei dispositivi individuali di protezione, l’omessa informazione sui rischi alla salute e sulle procedure di primo soccorso antincendio e la mancata formazione con appositi corsi.
Al proprietario della ditta in quell’occasione erano state elevate ammende e sanzioni per circa diecimila euro.