fiamme e distruzione
Parco dell'Addolorata, quando il polmone verde della città diventa cenere
Un vasto rogo si è sviluppato poco dopo la mezzanotte. Il tempestivo intervento di vigili del fuoco e forestale ha evitato il peggio, ma la vegetazione è devastata
C’è un momento, nel cuore più buio della notte, in cui la percezione della sicurezza si dissolve davanti al ruggito del fuoco. Era da poco passata la mezzanotte quando una morsa di calore asfissiante — con le colonnine di mercurio ostinatamente bloccate al di sopra dei trenta gradi — ha smesso di essere soltanto una nota meteo per trasformarsi nel detonatore di un incubo.
Il Parco dell'Addolorata, da molti conosciuto più semplicemente come Parco Icori, custode verde incastonato tra la memoria della chiesa dell’Addolorata e il fermento di via Dante, è diventato il teatro di una devastazione inaudita. Dalle sterpaglie secche fin sotto i gradoni dell'anfiteatro, una lingua di fuoco si è alimentata dell'aria calda, guadagnando metri a una velocità spietata. In pochi minuti, la macchia mediterranea si è trasformata in un rogo imponente: una parete rossa e minacciosa che ha squarciato il buio, proiettando un chiarore spettrale visibile fin oltre la collina dei Templi e dai quartieri del Villaggio Mosè. Per chilometri, un'aria densa e irrespirabile ha avvolto le case, portando con sé l'odore acre di ciò che andava distrutto.
Non è stata una battaglia facile. L'emergenza ha richiesto una vera e propria corsa contro il tempo: le squadre dei vigili del fuoco e gli uomini del Corpo forestale si sono dovuti addentrare in un fronte di fuoco aggressivo e imprevedibile. Ore di lavoro estenuante, tra il fumo cieco e il calore radiante, sono servite per cingere d'assedio le fiamme, domarle e mettere infine in salvo quel poco che il rogo non era riuscito a divorare.
Resta la conta dei danni, il silenzio surreale dell'alba e la vista di un paesaggio sfigurato, che chiede risposte mentre la città si risveglia sotto un velo di fuliggine.