il nodo da sciogliere
Caso Maddalusa all'Ars tra emergenza idrica e blitz della Procura: acquisiti gli atti sulla fibra ottica
La Commissione Ambiente difende l'operato del Comune, ma le forze dell'ordine visitano l'Ufficio tecnico per far luce sulle autorizzazioni Pnrr
Il “Caso Maddalusa” approda all’Ars e, come spesso avviene, il tavolo ha partorito un nuovo tavolino.
L’antefatto: ieri mattina in commissione Ambiente, su proposta del gruppo di Controcorrente, ha affrontato la vicenda del noto quartiere abusivo della città, costruito negli anni – grazie a silenzi e complicità – in zona a vincolo assoluto e risparmiato per decenni dalle demolizioni tanto che oggi, concordano molti, appare persino ingiusto (per quanto legale) procedere agli abbattimenti. Un caso che è rifiorito perché, da circa due mesi, a questi cittadini non è consentito l’accesso ai servizi di autobotte di Aica, essendo, appunto, abusivi.
La storia nel suo complesso dovrebbe già essere chiara a chiunque non abbia vissuto negli ultimi 20 giorni in un altro continente, quindi risparmieremo spazio dal riassunto delle puntate precedenti.
Quello che i parlamentari di Controcorrente chiariscono con una nota è che si è finalmente in grado di “fare un’operazione verità. Il Comune ha fatto tutto quello che poteva fare in ordine all’emergenza sanitaria, istituendo grazie all’aiuto della Protezione civile, il Coc (Centro operativo comunale) e già stamattina sono partite autobotti per dare acqua ai bisognosi e fragili”.
Tutto qui? Non proprio. Perché a molti non era sfuggito il fatto che alla riunione fosse stato invitato anche l’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato per discutere, certamente, non di acqua. “Un altro dato che è emerso – dice ancora la nota - è che Maddalusa rientra all’interno del Parco archeologico, e che quindi, solo ed esclusivamente la regione siciliana ha competenza di qualsivoglia iniziativa in attuazione di una legge regionale che parla chiaro. È impensabile, quindi, affermare che il sindaco può agire, non si capisce come, all’interno di un perimetro cui la competenza è in capo alla Regione Sicilia e rimaniamo in attesa delle determinazioni che prenderà il Governo”.
L’incontro è terminato con la richiesta di acquisizione da parte della commissione della documentazione prodotta da Michele Mallia, rappresentante degli abitanti di Maddalusa, già consigliere comunale e da sempre in primissima linea per sostenere le battaglie della riperimetrazione del Parco (quindi il restringimento della zona A) e l’invalidazione del Gui Mancini. Proprio la revisione dell’area a vincolo assoluto è l’obiettivo rispetto al quale si sta ragionando in modo bipartisan, anche se il Comune – ufficialmente e non ufficialmente – su questa partita si sta tenendo fuori.
Tutto risolto? Non esattamente. Lo scopo della commissione, alla fine, sembra essere stata più una difesa a tutto spiano di Sodano, che viene esentato da qualunque responsabilità amministrativa (ma la politica è tutt’altra roba) sulla vicenda dello stop alle forniture ma, anche, sul futuro del contrasto alle violazioni urbanistiche, rispetto alle quali, però la Procura della Repubblica di Agrigento sembra proprio assolutamente determinata.
Nella mattinata di ieri, infatti, le forze dell’ordine si sono recate all’Ufficio tecnico del Comune per acquisire tutti gli atti connessi alle procedure autorizzative che hanno consentito la posa della fibra ottica proprio a Maddalusa. Un’infrastruttura che qualcuno ha appunto autorizzato, che è stata anche finanziata con fondi pubblici (PNRR) e che ha raggiunto case in realtà mai accatastate e sorte dove nulla poteva essere costruito, le quali – va precisato – hanno comunque già l’energia elettrica.
Alla fine, a ben vedere, sarebbe bastato portare a Maddalusa anche qualche tubo della rete idrica, e tutto questo non sarebbe mai accaduto.