tribunale
Minacciò la zia novantenne con un coltello per la droga: esce dal carcere e va in comunità
Dopo l'aggressione ai carabinieri e quattro mesi di cella, il giudice concede i domiciliari a un 47enne per tentare il recupero
Aveva maltrattato e minacciato la zia novantenne convivente, anche con l’uso di un coltello, per farsi consegnare una somma in denaro per acquistare droga.
Dopo 4 mesi trascorsi in cella, il giudice Alberto Lippini, ha deciso di concedere una chance per uscire dal tunnel della droga e ricominciare una nuova vita, ad un quarantasette di Porto Empedocle, sostituendo la detenzione carceraria con i domiciliari presso una comunità terapeutica di Troina, disponendo l’immediato trasferimento nella struttura di accoglienza.
Accolte le tesi proposte dal legale difensore, l’avvocato Monica Malogioglio.
Il provvedimento prevede l’applicazione del braccialetto elettronico motivato dal grave pericolo di commissione di reati della stessa specie già evidenziato nell’ordinanza.
L’indagato non potrà allontanarsi dal luogo di esecuzione dei domiciliari senza autorizzazione dell’Autorità giudiziaria; in caso di violazione delle prescrizioni o di rifiuto del dispositivo di controllo, il giudice ha disposto il ripristino della custodia in carcere.
È stata inoltre autorizzata la partecipazione alle attività terapeutiche predisposte dalla comunità, anche all’esterno della struttura, purché sotto il diretto controllo degli operatori e con preventiva disapplicazione del braccialetto elettronico.
Il 47enne è accusato di una estorsione continuata nei confronti dell’anziana zia, nei cui confronti, avrebbe usato violenza in diverse occasioni, per ottenere delle somme di danaro derivanti dalla pensione della donna, verosimilmente, per l’acquisito di sostante stupefacenti.
In occasione dell’ultima richiesta l’anziana avrebbe trovato il coraggio di chiamare i carabinieri per chiedere aiuto, a cui si sarebbe rivolta urlando al telefono: «Mi ammazza Mi ammazza».
E all’intervento dei militari ha reagito, tanto da procurare loro lesioni sparse sul corpo. Per fermare l’esagitato sarebbe stato necessario l'utilizzo del taser.