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Madre pendolare di Raffadali ce la fa: L'ASP di Agrigento costretta a concedere il trasferimento

Il diritto alla genitorialità non può essere sacrificato sull'altare della burocrazia sanitaria

25 Luglio 2026, 10:07

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Giustizia, generico

Il diritto alla genitorialità non può essere sacrificato sull'altare della burocrazia sanitaria. È questo il principio fondamentale stabilito dal Tribunale di Gela che, con un'ordinanza collegiale datata 23 luglio 2026, ha firmato una svolta decisiva per la vita professionale e familiare di una giovane lavoratrice di Raffadali.

La vicenda vede protagonista la dottoressa C. T., Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM), dipendente a tempo indeterminato dell' ASP di Caltanissetta e finora in servizio presso l'Ospedale "Vittorio Emanuele" di Gela. Madre di una bambina con meno di tre anni e residente con la famiglia a Raffadali, la professionista si trovava costretta ad affrontare ogni giorno un estenuante pendolarismo: oltre due ore di viaggio in auto all'andata e al ritorno per raggiungere il posto di lavoro, una routine logorante e fonte di grave pregiudizio per la crescita serena della piccola.

Per riavvicinarsi a casa, la dottoressa aveva richiesto l'assegnazione temporanea presso il Presidio Ospedaliero "San Giovanni di Dio" di Agrigento, avvalendosi dell'articolo 42-bis del D.Lgs. 151/2001, la norma che tutela la maternità e l'avvicinamento temporaneo dei dipendenti pubblici. L'ASP di Agrigento, tuttavia, aveva opposto un fermo diniego, giustificandolo con la pendenza di concorsi pubblici e contenziosi amministrativi relativi ai posti in organico.

Dopo il no incassato nella prima fase cautelare monocratica, la dottoressa non si è arresa e ha proposto reclamo collegiale (ex art. 669-terdecies c.p.c.), affidandosi al collegio difensivo composto dagli avvocati Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Giuseppe Gatto. I legali hanno smontato le tesi dell'Azienda Sanitaria agrigentina, dimostrando come la presenza di procedure concorsuali in corso non potesse in alcun modo paralizzare un diritto di rango costituzionale qual è la tutela del minore e della genitorialità.

I magistrati del Tribunale di Gela hanno accolto pienamente la linea degli avvocati Rubino, Impiduglia e Gatto, ribaltando la precedente decisione. Il Collegio ha chiarito che l'assegnazione temporanea è uno strumento flessibile e che l'eventuale svolgimento di concorsi futuri non cancella la reale disponibilità dei posti vacanti nell'organico dell'ASP.

L'ordinanza ha così ordinato all'ASP di Agrigento l'immediato rilascio del nulla osta per il trasferimento provvisorio della dottoressa al "San Giovanni di Dio", condannando l'Azienda Sanitaria al pagamento integrale delle spese legali per il doppio grado cautelare, liquidate in circa cinquemila euro. Una sentenza sparti-acque che parte da Raffadali e segna un precedente cruciale per la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro nella Pubblica Amministrazione.