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Persi 5,3 milioni per Santa Croce: l'Anac segnala il Comune di Agrigento alla Corte dei conti

Progetto stravolto, errori di progettazione ed espropri mai avviati: contestato un grave danno erariale al Municipio per i fondi del centro storico

29 Luglio 2026, 09:32

09:40

Persi 5,3 milioni per Santa Croce: l'Anac segnala il Comune di Agrigento alla Corte dei conti

Finirà probabilmente davanti alla Corte dei conti la vicenda della revoca del finanziamento per il recupero del quartiere di Santa Croce per gravi irregolarità procedurali da parte del Comune di Agrigento.

Dopo che la Regione nei mesi scorsi aveva, appunto, annullato le somme (oltre 5.390.000 euro) destinate a Palazzo dei Giganti per un vasto progetto di recupero e valorizzazione di questa porzione del centro storico e obbligato l'ente a restituire anche i soldi versati (oltre 735mila euro), è adesso l'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione a puntare il dito sulla gestione dell'iniziativa progettuale.

In un referto firmato nei giorni scorsi, si chiarisce l'esistenza di un danno erariale all'Ente dovuto alla revoca del finanziamento, e si stabilisce la sussistenza delle criticità contestate con la comunicazione di avvio del procedimento a carico della stazione appaltante Comune di Agrigento, con particolare riguardo allo sviamento della causa del finanziamento pubblico, qualificato quale grave irregolarità amministrativo-contabile, agli errori in fase di progettazione, all'indizione dell'appalto in assenza di disponibilità delle aree e di tempestivo avvio della procedura espropriativa, ai ritardi imputabili all'inerzia dei responsabili e alla complessiva malagestio dell'intervento.

L'ente locale aveva ottenuto un contributo regionale di 4,9 milioni di euro nell'ambito del programma “Sicuro, verde e sociale” per la riqualificazione di 35 immobili. Successivamente, con una nuova deliberazione, il Comune ha stravolto il progetto senza avvisare la Regione Siciliana: le risorse sono state reindirizzate verso l'esproprio e la demolizione-ricostruzione di un comparto edilizio prevalentemente privato, di cui solo due strutture erano pubbliche.

Oltre al cambio d'oggetto, l'Anac ha riscontrato pesanti errori di progettazione, come un piano particellare del tutto inadeguato che definiva abbandonati o diroccati edifici in realtà abitati e ristrutturati. L'appalto è stato indetto e aggiudicato in assenza della disponibilità delle aree e senza aver avviato per tempo la procedura espropriativa. A ciò si aggiungono la stipula tardiva del contratto, l'assenza della nomina del direttore dei lavori e il mancato avvio effettivo dei cantieri.

Anche sotto il profilo della concorrenza sono emerse forte criticità: alla procedura negoziata sono state invitate solo imprese locali ed è pervenuta un'unica offerta con un ribasso simbolico dell'1%. L'Anac ha quindi disposto la trasmissione degli atti alla Procura Regionale della Corte dei conti per accertare il danno erariale, richiamando formalmente il Comune al rispetto della trasparenza e della correttezza amministrativa.