il caso
L'appalto di Ravanusa lievita per pagare un'auto al figlio del dirigente: le carte dell'inchiesta della Procura di Agrigento
Una mazzetta in contanti svela il patto scellerato tra gli imprenditori favaresi e i vertici comunali per i lavori sulle macerie di via Trilussa dove morirono dieci persone
Una tragedia immane, che ha strappato dieci vite — fra cui quella di un bambino non ancora nato — si intreccia oggi con una vicenda di corruzione e affidamenti pilotati. L’inchiesta “appalti e mazzette” della Procura di Agrigento ha disvelato un presunto “sistema” illecito sorto sulle macerie di via Trilussa, nel quartiere di Ravanusa devastato dalla terribile esplosione del dicembre 2021.
Al centro dell’indagine della Squadra mobile emerge uno scambio di inquietante cinismo: un contratto pubblico gonfiato di oltre 56 mila euro in cambio di una “mazzetta” da cinquemila euro in contanti. Secondo l’impianto accusatorio, quel denaro sarebbe stato destinato come anticipo per l’acquisto di un'auto per il figlio dell’allora dirigente comunale, il “superburocrate” Sebastiano Alesci. L'episodio è stato riportato da grandangoloagrigento.it
I protagonisti del presunto patto corruttivo, accusati di corruzione aggravata, sono lo stesso Alesci, il funzionario Vittorio Giarratana e gli imprenditori favaresi Caramazza. Il meccanismo, costantemente monitorato dagli investigatori, si sarebbe articolato in passaggi amministrativi puntuali: dopo il pagamento della tangente, l’imprenditore avrebbe trasmesso un computo metrico relativo a “ulteriori lavori” di ripristino di pareti e coperture degli edifici crollati. Tale documento, che prevedeva un incremento di 56.382 euro rispetto alla stima iniziale, sarebbe stato “pedissequamente recepito” da Giarratana il 18 ottobre 2022 e trasformato in determina dirigenziale da Alesci il 7 novembre 2022. L’affidamento alla Cargroup srl è così lievitato dai 200 mila euro originari a 256.382 euro. Per i pubblici ministeri — che hanno da poco notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 24 persone e a 8 imprese edili — si tratta di una palese e grave “commistione tra controllati e controllori”, consumata senza alcuno scrupolo nei luoghi ancora segnati dal dolore di un’intera comunità.
