il caso
Caso Maddalusa, il Consiglio comunale apre le porte ai cittadini. Scontro Comune-Soprintendenza sulle demolizioni
Fissata per il 27 agosto la seduta aperta del Civico consesso di Agrigento sull'emergenza: invitati Prefettura, Aica e Ati
Si terrà il prossimo 27 agosto il Consiglio comunale aperto sull’emergenza idrica a Maddalusa. A deciderlo sono stati ieri i capigruppo, e in settimana partiranno gli inviti istituzionali che dovrebbero raggiungere Aica, Ati e Prefettura di Agrigento. Si tratterà, quindi, di un momento di confronto tra istituzioni e cittadini che guarderà unicamente o quasi al problema di natura idrica che da tre mesi circa attanaglia la borgata abusiva sorta in Zona A.
Questo alla luce anche dell’ordine del giorno votato da aula “Sollano” nei mesi scorsi e che impegnava il primo cittadino Michele Sodano affinché garantisse un “minimo vitale” ai residenti di Maddalusa. Un provvedimento disatteso, come noto, con la semplice adozione di una ordinanza che ha creato un sistema di approvvigionamento idrico che ha potuto dare sostegno solo a 15 famiglie in totale.
Insomma, il tema continua a suscitare il dibattito e, in seguito al nostro articolo di ieri in cui davamo conto delle posizioni emerse durante i lavori della Commissione Ambiente all’Ars dedicata proprio a Maddalusa e in particolare al tema della revisione dei confini dell’area archeologica, registriamo una replica del deputato di Controcorrente Ismaele La Vardera, “Leggo con stupore un articolo de La Sicilia dal titolo perentorio: “destra e sinistra d’accordo su riperimetrazione parco”. Nel verbale della seduta, che ricordo sono sommari, ovvero dei riassunti che non riportano testualmente le parole, viene riportata la mia domanda legittima di chiedere al governo regionale se avesse ascoltato la posizione dei loro consiglieri comunali Agrigentini che si erano espressi nettamente a favore. Non credo che una domanda implichi una presa di posizione, anzi tende a voler sottolineare il paradosso che le prime linee territoriali, che fanno riferimento al centrodestra chiedono una cosa senza esser ascoltati dai loro riferimenti palermitani. Una cosa è emersa chiaramente, il comune di Agrigento non ha alcun potere di decisione sulla riperimetrazione del parco, sono loro al governo della regione si assumano la responsabilità di scegliere”. In sostanza non sapremo mai se Controcorrente è d’accordo o no.
Ma al netto delle posizioni pubbliche, se la macchina della Procura non registra particolari rallentamenti e anzi sollecita i Comuni ad adeguarsi per un concreto “repulisti” sia degli edifici abusivi ma, ancor prima, delle procedure urbanistiche rimaste in sospeso per decenni (che riguardano anche zone a vincolo assoluto), c’è in corso un duello a distanza tra Municipio e Soprintendenza ai beni culturali sulle responsabilità di vigilanza e, soprattutto, sul compito di demolire gli immobili non regolari. Palazzo dei Giganti, infatti, sostiene che questo spetterebbe all’ente di tutela archeologica dentro la Zona A del Parco. Il riferimento normativo è la legge 20 del 2000 che indica come la Soprintendenza avrebbe dovuto costituire una squadra di pronto intervento per vigilanza e sanzione, ma soprattutto demolire e acquisire i fabbricati abusivi “ed edificati nelle sole strutture portanti, non utilizzati a fini abitativi, in base ad un piano di individuazione degli stessi”.
Quindi, deduce il Comune, la palla passa all’ente regionale, che a sua volta replica – in un fitto scambio di Pec istituzionali – che la competenza rimane in capo al sindaco e ai suoi uffici. La questione è anche – ma non solo – economica, soprattutto ora che la Procura, con determinazione, vuole che si avvii il “repulisti”.