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il racconto

"Diciotto ore d'inferno al Pronto soccorso": la denuncia di un paziente del San Giovanni di Dio di Agrigento

Scompenso cardiaco, rimpalli tra reparti e lo scontro con la vigilanza: scatta l’indagine interna dell’Azienda sanitaria

13 Agosto 2026, 10:19

11:16

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Dalle 8:40 all’1:30. Poco meno di 18 ore trascorse al Pronto soccorso del San Giovanni di Dio, trattato “in modo degradante, rimbalzato tra reparti, ignorato e cacciato in sala d’attesa mentre stavo male”.

È la storia di un cittadino, Giuseppe Piscopo, che ha presentato un esposto all’Asp, al Tdm, alle organizzazioni sindacali e al prefetto Caccamo.

“Sabato alle 8:40 arrivo al Pronto soccorso – scrive Piscopo – e mi viene riscontrato uno scompenso cardiaco e vengo mandato in Cardiologia dove mi hanno somministrato una flebo terminata intorno alle 13:30. Tolta la flebo, mi è stato detto di aspettare qualcuno che venisse a prendermi dal Pronto soccorso. Ho atteso per circa due ore e, grazie all’intervento di un infermiere, sono stato accompagnato innanzi alla porta dei medici nell’area di emergenza. A quel punto un vigilante mi ha chiesto bruscamente cosa facessi lì e, nonostante io abbia educatamente spiegato che ero stato lasciato lì dall’infermiere, il vigilante mi ha buttato fuori, in sala d’attesa, nonostante io mi sentissi molto male. Dopo mia insistenza, visto che stavo ancora male, mi hanno fatto entrare da medico che mi ha detto di tornare in Cardiologia perché il cuore non si era ancora regolarizzato, così mi hanno messo su una sedia in attesa che si liberasse una barella. Mentre ero in attesa, è tornato il vigilante che, di nuovo, mi ha intimato di tornare in sala d’attesa, dove ho atteso per circa un’ora aspettando che venissero a prendermi, ma invano. A questo punto, colto dalla disperazione, ho raggiunto la Cardiologia con i miei piedi. Arrivato dietro la porta, mi sono sentito malissimo e mi sono seduto per terra. Qualcuno è uscito dal Reparto chiedendomi cosa facessi, ho spiegato la situazione e mi hanno fatto sdraiare su un letto da dove ho assistito alla telefonata tra la cardiologa e il medico di Pronto soccorso e, mentre i due litigavano, io ero inerme, senza flebo. A questo punto – prosegue Piscopo – mi hanno riportato in Pronto soccorso e, di nuovo, il vigilante voleva buttarmi fuori. Solo dopo la mia insistenza, mi è stata messa la flebo. Poi la situazione è degenerata: sono stato accusato di aver spostato la rotella della flebo e, per ripicca, la dottoressa voleva trattenermi fino al mattino nonostante il problema cardiologico si fosse ormai risolto. Così, con la loro condotta, disorganizzazione e mancanza di empatia, sono stati calpestati i miei diritti di malato. Ma non la mia dignità di uomo.”

Sulla vicenda, l’Asp ha già avviato un’indagine interna.