l'intervista
Matteo Collura: "Ai residenti di Maddalusa acqua solo per pietà, ma gli abusi restano e i confini del parco non si toccano"
Il giornalista e saggista ripercorre i ricordi della borgata e analizza la crisi della città: dalla gestione dell'acqua al degrado urbano dei rifiuti sparsi, con l'auspicio di un progetto per rifondare Agrigento
Nella casa di campagna di Maddalusa, risalente a fine Ottocento, ci scrisse uno dei suoi libri più conosciuti: “Il maestro di Regalpetra. Vita di Leonardo Sciascia”. Matteo Collura, giornalista e scrittore agrigentino ottantenne, dal 1978 trapiantato a Milano, quest’anno si è visto costretto a rinunciare a trascorrere le vacanze nella casa di famiglia poco distante dal mare, per i noti problemi legati alla distribuzione idrica della borgata di Maddalusa. “Una volta – racconta subito un aneddoto seduto al tavolino di un Caffè – venne a Maddalusa a trovarmi Sciascia, che notoriamente non amava il mare. Nel vedere la nostra casa di campagna posta ad una certa distanza dal mare, disse ironicamente: “Avete trovato un buon compromesso!”.”
Parliamo di Maddalusa e parliamo di acqua con lo scrittore Collura che vanta di essere un agrigentino doc, nato in via Gioeni (“quando la strada non era ancora asfaltata – ricorda – e c’era sempre pruvulazzu”).
“Io quest’anno a Maddalusa non ci sono voluto andare perché sapevo che ci sono problemi di acqua” – spiega senza giri di parole. Lo scrittore, che in queste giornate agostane ha presentato il suo nuovo libro edito da Rubettino, con i testi delle sue conferenze tenute in giro per l’Italia, dal titolo “Detto in parole semplici” e reduce da alcune presentazioni nei paesi della provincia agrigentina, ha dato forfait cercando ospitalità altrove. “Questo mi dispiace. Ricordo che la prima volta che mi recai a Maddalusa, nella borgata non c’era ancora la luce elettrica, arrivò solamente anni dopo, nel 1983, e nelle sere d’estate giravamo per le strade con i lumini”.
Quindi come poter risolvere quella problematica che tiene banco da tempo?
“Sento dire in giro che sarebbe auspicabile restringere il perimetro del Parco archeologico perché così si può dare l’acqua ai cittadini, abitanti nelle case costruite abusivamente. Io sostengo che questo sia un errore perché il limite dell’inedificabilità assoluta deve rimanere tale perché è legge. E una società civile vive di regole e di leggi. Però, siccome l’acqua non si può negare, effettivamente queste famiglie, con anziani, bambini e a volte anche con ammalati, hanno bisogno dell’acqua. Dunque gli si dia l’acqua ma esclusivamente per motivi umanitari, per solidarietà umana. Arriverei a dire, per pietà. Ma la legge deve rimanere. Quelli che hanno costruito senza permesso avranno l’acqua ma restano comunque abusivi e fuori legge”.
Matteo Collura in questi giorni di vacanza racconta di vedere una città “tramortita” da questo fenomeno con l’aggravante del caldo che si fa sentire anche a Milano e in tante altre zone dell’Italia. “Veramente – dice Collura – mi fa impressione soprattutto vedere i sacchetti di plastica con l’immondizia sparsi un po’ ovunque per le strade. Bisognerebbe che gli agrigentini smettessero di commettere quest’atto criminale, cioè di abbandonare i rifiuti. E devo anche sottolineare che in questi giorni di permanenza in città, non ho visto vigili per strada. Ma questo dei vigili, come degli spazzini, è un problema generalizzato. Vigili e spazzini ormai non si vedono più in strada da tempo, anche in molte altre città. Mi sembra difficile che oggi, un’amministrazione in carica, qualunque essa sia, riesca a risolvere i problemi di questa città. Perché le incrostazioni sono antiche. Per me, l’unica possibilità sarebbe quella di azzerare tutto in termini civili e ricominciare da capo a ricostruire. Ci vorrebbe forse una conferenza allargata a tutte le componenti della città per elaborare un progetto di rifondazione. Ma questo penso non avverrà mai”.
Tornando alle mancate vacanze a Maddalusa, secondo lo scrittore, in città si respira un senso di stanchezza, di sfinimento simile però a tante altre città del Nord.
-Arriverà il tanto sospirato cambiamento? “È troppo presto per dire se questo cambiamento stia avvenendo o no. Certamente è necessario fare una cosa semplice ma rivoluzionaria al tempo stesso: ognuno deve fare il proprio dovere e collaborare per il bene della città – conclude Matteo Collura - con l’obiettivo di fare diventare Agrigento finalmente una città normale!”